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Realtà e futuro degli RSPP
Una conversazione con Fabio Maccarelli, segretario di Actas, ci aiuta a fare il punto sulla figura dell'RSPP oggi, sulle sue esigenze e sulle sue prospettive future, strettamente legate all'interessamento di tanti giovani alla materia
Non esiste un "albo" (per fortuna?), ma, visto che è obbligatorio frequentare corsi di formazione per poter assumere l’incarico, tanto valeva che fosse istituita almeno un’anagrafe nazionale, magari presso l’INAIL, in analogia con il ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Noi di Actas ne abbiamo conosciuti circa 2.000, che hanno partecipato a qualcuna delle nostre attività formative. Personalmente, ricordo una stima contenuta in un articolo de Il Sole24Ore, mi pare del settembre 1994, dove si discuteva dell’impatto delle nuove normative che poi sarebbero diventate “la seiduesei” e si parlava di una opportunità per circa 200.000 (duecentomila) persone. Ritengo questa una cifra plausibile, ancora oggi, magari tendente verso le 300.000. Il fatto è che il ruolo è giocato da persone che per lo più lo associano ad altre attività: se dipendenti dell’azienda, a funzioni ulteriori e magari e presumibilmente principali (manutenzione, qualità-ambiente, personale, operations); se liberi professionisti, a prestazioni di consulenza, formazione, progettazione, servizi legali, fiscali e simili). Per molti professionisti tecnici, quali ingegneri, architetti, geometri, periti industriali esiste anche la possibilità di esercitare quale “Coordinatore della Sicurezza” in fase di progettazione o di esecuzione; ma anche questo è visto spesso come un servizio “accessorio” a tutti gli altri dello Studio, per completare le possibilità di assistenza al cliente e talvolta evitare che “entrino” altri professionisti. È visto, questo RSPP, come un ruolo “ancillare” e credo che in realtà solo poche decine di migliaia lo svolgano in maniera esclusiva, in grandi aziende pubbliche e private, nelle pubbliche amministrazioni e nei comuni più grandi. Del resto, anche le maggiori associazioni del settore non contano più di qualche migliaio di appartenenti. Quanto guadagna un RSPP? Nelle poche decine di migliaia di casi di un ruolo esclusivo o quasi, un normale stipendio da impiegato tecnico. Nel caso dei consulenti è difficile dirlo, in quanto spesso e volentieri associato ad altri servizi. Credo che anche nei casi di professionisti che si dedicano esclusivamente alla sicurezza, dal puro ruolo di RSPP non risulti in genere un fatturato maggiore di venti o trentamila euro annui. Lo stesso, più o meno, vale per il Coordinatore della sicurezza (si stima un 2% dell’importo lavori, ma quanti cantieri ci sono in giro oggi che superano il milione di euro?) Perché "si fa" l’RSPP? Circa un anno fa, come ACTAS abbiamo condotto una ricerca su un campione limitato di RSPP; vorrei ricordare alcuni risultati: quasi la metà ci diceva che come professionista ci vedeva un’opportunità di ampliare l’offerta al mercato, un quarto (del campione, ma la quasi totalità dei dipendenti) era spinto da un’esigenza dell’azienda dove lavorava, un ultimo quarto era animato da una tensione etica a contribuire al miglioramento aziendale. Inoltre, circa un 40% del campione vedeva “in crescita” le prospettive di lavoro nel campo della sicurezza. I numeri quindi non sembrano da urlo, eppure tanti ragazzi si iscrivono ai corsi RSPP e vedono "nella sicurezza" una possibilità di lavoro. È certamente un ripiego per molti, “fare” l’RSPP, e spesso è sottovalutando l’impegno e la responsabilità che molti si affacciano a questa professione. Però è anche una necessità, per tanti giovani, quella di esplorare anche questa possibilità lavorativa. Non si può essere indifferenti a questa necessità, nel campo della sicurezza, come in tutti gli altri. Abbiamo bisogno di confrontarci sull’idea di futuro senza indulgere né all’ottimismo né al pessimismo, soprattutto senza restare indifferenti al bisogno di orientamento che si avverte. Che fare, insomma? Di certo in questo nostro Paese c’è la difesa delle posizioni acquisite. Di sicuro c’è "la crisi". Ma, nel groviglio insemplificabile delle normative e comunque nella complessità di ogni società matura, anche nella e dopo "la crisi", possiamo ragionevolmente aspettarci che servano ancora competenze, di sostegno alla gestione "aziendale", come quelle relative a sicurezza, ambiente, energia, qualità, sicurezza informatica, ergonomia, e altre simili, che si affiancano a quelle più amministrative e forse tradizionali relative a organizzazione della produzione, informatica gestionale, fisco, lavoro e contratti, contabilità, contenzioso, controllo di gestione. Certo, è da vedere "quante" ne servano e questo dipende in gran parte dall’evoluzione di due fattori strategici: la legislazione e la miscela economica (cioè quali beni e servizi sono prodotti). Specialmente da neolaureati, conviene tentare di approfittare di qualche piccolo incarico, stage e simili situazioni, che più che precarie sono di primo approccio al lavoro, per investire molta parte del proprio tempo ad approfondire i processi aziendali e a parlare con le persone più anziane ed esperte: l’esperienza non si insegna, però si può osservare. Supponendo che si riesca e resistere un paio d’anni in una situazione più che precaria di apprendimento delle dinamiche e dei processi aziendali, possibilmente in organizzazioni diverse per non rimanere "marchiati" da casi particolari, si può pensare di tentare con qualche buona speranza una professione "consultiva" come quella del RSPP o quella più generale del "safety risk manager". Ritengo che questo ruolo debba essere giocato consapevolmente, avendo una chiara visione giuridica e una solida cultura organizzativa, con una professionalità che, partendo dalla necessaria padronanza degli aspetti tecnici specifici – sempre gli stessi: la stima e il controllo dei rischi infortunistici, igienici, ergonomici e gestionali – sappia proiettare e integrare le soluzioni nei processi "aziendali", in una più vasta ottica di "gestione del rischio". In fin dei conti cosa si chiede a un professionista? Che indichi come risolvere problemi. |