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L'AIMS a congresso
Si è svolta dal 5 all’8 Novembre 2014 la XXIVa edizione del Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), all'interno della quale si è tenuto, in particolare, il Corso per Medici del Lavoro

Locandina convegno AIMS
Si è svolta dal 5 all’8 Novembre 2014 la XXIVma edizione del Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), che ha visto riuniti gli specialisti di varie discipline impegnati nello studio clinico e nella ricerca sul sonno. Proprio la multidisciplinarità e la trasversalità caratterizza da sempre questo congresso, sottolineando la possibilità di comunicazione tra diverse professionalità (psicologi, medici, fisiologi, etc).

La mia partecipazione al congresso  ha riguardato principalmente il corso riservato ai medici del lavoro: il lavoro notturno è infatti soggetto a sorveglianza sanitaria ed è una fonte di rischio da tenere sempre in considerazione.

Il corso è stato suddiviso in 7 interventi. Il primo di questi interventi ha riguardato la “Fisiologia dei ritmi biologici circadiani e orari di lavoro” effettuato dal Dott. G. Costa: l’uomo è infatti un animale diurno e la luce è il primo stimolo su cui sincronizziamo la nostra regolazione interna. Bisogna sottolineare come a questi ritmi siano strettamente legati alla produzione di ormoni estremamente importanti per l’organismo, come la melatonina e il cortisolo. La società industriale, con i suoi frenetici ed ininterrotti ritmi produttivi ha sconvolto le abitudini riguardanti il ciclo sonno-veglia.  Il lavoro svolto durante gli orari notturni, in cui normalmente l’organismo è disattivato, provoca inevitabilmente degli squilibri, con concomitante deprivazione di sonno, che può condurre a  perturbazioni anche a livello ormonale, che a loro volta possono innescare patologie anche gravi. Il dott. Costa ha sottolineato come solo ¼ della popolazione lavori effettivamente durante il giorno (con un orario dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 18.00) di cui il 27 % sono dipendenti pubblici e solo 8% sono lavoratori autonomi. Le categorie che lavorano durante l’orario notturno sono principalmente coloro che lavorano nelle telecomunicazioni, coloro che lavorano nella polizia-esercito e chi lavora nella ristorazione.

Tra le conseguenze, di un lavoro con turni svolti durante la notte, vi sono interferenze di tipo sociale e una maggiore difficoltà a mantenere le relazioni sociali. Inoltre, occorre sottolineare un rischio ancora più elevato di commettere incidenti ( i più grandi incidenti mondiali dovuti ad errore umano sono accaduti durante la notte, come il disastro di Cernobyl o la fuoriuscita di greggio dalla Exxon Valdez) ed una stretta correlazione tra deprivazione di sonno e l’insorgenza di cancro.

L’intervento successivo, della dott.ssa M.C. Spaggiari, era centrato principalmente sul “bisogno primario di sonno e attività lavorativa”. Partendo dal fatto che la necessità di dormire cambia da persona a persona (ipnotipo), il bisogno di sonno è proporzionale a quanto si sta svegli (processo omeostatico): il processo omeostatico, che favorisce il sonno, è basso all’inizio della mattina e agisce sulla propensione al sonno che aumenta progressivamente nell’arco della giornata. Nella pratica, quando abbiamo bisogno di dormire, il meccanismo omeostatico ci fa sentire sonnolenti; quando abbiamo dormito a sufficienza, agisce affinché ci svegliamo.  Questo meccanismo è in interazione con un altro processo, quello circadiano: questo è una sorta di orologio endogeno o pacemaker biologico che segna i tempi di attività e riposo sulle 24 ore, e  suppone che indipendentemente dal tempo passato svegli, la necessità di dormire varia a seconda dell’ora del giorno (picco  intorno alle 3-4 di notte e intorno alle 14-15 del pomeriggio).

Il medico del lavoro, di fronte ad una situazione di sonno perturbato, dovrebbe chiedere non solo QUANTO dorme la persona che si trova di fronte a lui, ma anche QUANDO e COME, considerando che esistono circa 80 patologie del sonno e che ormai da molti anni, oltre ad un’analisi della macrostruttura del sonno (attraverso l’ipnogramma), se ne esamina anche la microstruttura. Esistono, infatti, periodi di sonno caratterizzati da fluttuazioni cicliche del livello di vigilanza, chiamate “Cyclic Alternating Pattern” (CAP), che si possono identificare da modificazioni dell’EEG e da parametri vegetativi, che si alternano a periodi di sonno più stabile o non-CAP, che definiscono la qualità del sonno. Appare chiaro, come si renda necessaria una valutazione attraverso strumenti ben definiti della deprivazione del sonno, dovuta spesso ad un lavoro a turni, svolto durante la notte (come il Diario del Sonno o il Test delle latenze multiple da sonno da effettuare in laboratorio). Il danno biologico causato dalla deprivazione di sonno può variare da una disfunzione ormonale, come detto in precedenza, ad un aumento del Body Mass Index (BMI, con conseguente obesità) e/o un incremento della Pressione Arteriosa (PA) e della Frequenza Cardiaca (FC). Tuttavia è bene ripetere, come è stato fatto durante il corso, che non sempre il lavoratore notturno è deprivato di sonno, ma che comunque, nel caso di lavoro notturno, sia utile fare un breve sonno (NAP) per scaricarne il bisogno.

Si è parlato lungamente della Sindrome delle apnee nel sonno in popolazioni di lavoratori (dott. P. Accattoli), soprattutto riguardo alla possibilità di identificare un paziente con questa patologia (uso di test e conformazione fisica tipica di chi ne soffre) e alla riduzione delle loro  performances, oltre ad un riscontro di  maggiore irritabilità. Uno degli ultimi interventi ha riguardato il dott. R.Buselli, sottolineando come lo stress occupazionale possa indurre disturbi del sonno e come, viceversa, la presenza di disturbi del sonno possa essere identificato dal medico del lavoro come indice di stress. Lo studio dello stress in campo lavorativo ha fatto nascere diversi modelli, tra cui uno dei più diffusi è quello “Job demand/control” elaborato da Robert A. Karasek.

E’ stato citato uno dei primi e più importanti studi che si sono occupati della relazione fra fattori psicosociali e disturbi del sonno: uno studio francese di tipo prospettico che ha seguito 21.000 lavoratori per cinque anni (1). In questa ricerca il lavoro a turni, l’esposizione a vibrazioni e la settimana lavorativa con un numero di ore maggiore di 48 risultano condizioni di lavoro associate a importanti disturbi del sonno.

Gli altri interventi hanno riguardato le patologie del sonno e patente di guida nei guidatori professionisti (S. Garbarino) e il ruolo del Medico del Lavoro (A. Cristaudo). Da quanto emerso, anche dagli altri interventi, si conclude che è necessario richiamare l’attenzione del medico del lavoro sulle alterazioni del sonno per poter svolgere compiutamente le sue attività di prevenzione. Le sue attività di prevenzione nei luoghi di lavoro si potranno avvalere a questo fine sia di semplici strumenti di indagine come le interviste strutturate o appositi questionari, ma anche di strumenti più complessi, come la polisonnografia, e il supporto di altre figure specializzate.

1) Ribet C, Driennic F, Age, working conditions and sleep disorders: a longitudinal analysis in the French cohort ESTEV. Sleep 1999; 22:491-504

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