associazione per la cultura e le tecnologie dell'ambiente e della sicurezza
Le novità del testo unico
L’opinione di Ludovico Ferrone, responsabile CGIL nazionale Salute e Sicurezza

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Avviamo un percorso di discussione e di approfondimento sul tema del Testo Unico per la Sicurezza attraverso i vari punti di vista delle parti coinvolte.
La nostra conversazione inizia con la risposta che Ludovico Ferrone, responsabile CGIL nazionale Salute e Sicurezza, ha dato alla nostra richiesta di una sua opinione circa il nuovo testo. Risposta ampia ed articolata che sicuramente apre le porte ad ulteriori approfondimenti e dibattiti.

'Quattro sono i luoghi in cui si fa la prevenzione: la norma, l'amministrazione, le politiche industriali e le relazioni tra i soggetti. Noi abbiamo una buona norma se verrà varato questo testo unico, ma al tempo stesso l'anno scorso si è realizzato il patto per la salute tra stato e regioni che significa una buona attività di coordinamento tra le pubbliche amministrazioni. Ciò a dire che una buona amministrazione come una buona legge contribuisce a rafforzare la cultura della prevenzione. Il terzo luogo, che è un po' quello che manca dal nostro punto di vista, è quello delle politiche industriali. Facciamo l'esempio della formazione: in questo decreto ci sono delle cose molto innovative e positive dal nostro punto di vista però ci sono anche casi in cui non abbiamo bisogno soltanto di formazione ma anche di una politica industriale. In una carrozzeria che non abbia un ciclo chiuso per la verniciatura è difficile insegnare ai lavoratori a non respirare! Il quarto aspetto è quello dell'attività delle parti sociali. Possiamo scrivere tutte le leggi che vogliamo, possiamo avere delle amministrazioni che aiutano facendo la loro parte ma è evidente che se poi non c'è un atteggiamento collaborativo tra le parti sociali, imprenditori e lavoratori nel caso specifico, tutto il sistema rimane monco. Questi aspetti ovviamente non si possono realizzare nelle norme o nelle leggi ma si fanno in quelle che comunemente si definiscono buone prassi. Questi quattro punti della prevenzione sono tutti indispensabili e devono funzionare. Nel testo unico ci sono diverse cose importanti. Innanzitutto la formazione: nella norma è prevista per gli RLS una formazione di trentadue ore di cui almeno dodici sui rischi specifici dell'azienda e questa è una piccola grande innovazione.  La formazione che si fa in Italia è basata soprattutto, come è giusto e normale, sulle leggi, le direttive europee, la 626 ed ora ovviamente anche lo schema di decreto legislativo però bisognerebbe dare più spazio alla formazione sui rischi specifici dell'azienda perché una verniciatura non è una profumeria come un petrolchimico non è una raffineria etc. Perciò aver introdotto una maggior precisazione sui contenuti della formazione è particolarmente rilevante. Nel testo unico è stata introdotta all'art. 11, sulla base di una proposta avanzata dalle organizzazione sindacali, una campagna straordinaria di formazione in considerazione del fatto che la presenza del nuovo testo unico comporta la necessità di una formazione rivolta a tutti i soggetti del sistema di prevenzione (datore di lavoro, rspp, rls, lavoratori, delegati sindacali) perché queste novità possano essere agite da quelli che sono i destinatari di quelle norme. Un aspetto che andrebbe introdotto, e sicuramente lo sarà, è la differenziazione tra imprese. Mi spiego: sulla formazione è previsto un aggiornamento di quattro ore ogni anno per gli rls nelle imprese sotto i cinquanta dipendenti e di otto ore nel le imprese sopra i cinquanta dipendenti. Ma questa quantità di ore è probabilmente eccessiva per un'impresa commerciale, magari specializzata nella vendita di profumi, ma indispensabile in altri casi. Dobbiamo cominciare a discutere per differenziare le imprese tenendo presente la classificazione dell'inail. L'inail divide le aziende in base al rischio e per la formazione si dovrebbe ugualmente in futuro introdurre un sistema di differenziazione delle imprese in base alle classi di rischio. Sarebbe positivo un riconoscimento delle aziende che hanno performances significative sul piano del miglioramento della sicurezza con una riduzione dei premi assicurativi. Le dico qui in camera caritatis che su questo fra noi e confidunstria c'è una bella lotta. Sarebbero numerosi i titoli importanti da citare tra i quali per esempio l'art. 52, che riguarda l'istituzione di un fondo per il sostegno alla piccola media impresa e alla rappresentanza dei lavoratori. Un fondo allocato presso l'inail in cui le aziende che non hanno rls versano una quota pari a due ore lavorative annue per lavoratore e destinato  a sostenere la presenza dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali facendo però anche  azione di formazione e fornendo aiuto, sostegno e accompagno alle piccole e piccolissime imprese. Questa secondo noi è un'azione molto importante perché da un lato si cura la rappresentanza ma si cura anche un pezzo del problema dei tantissimi lavoratori delle piccole e piccolissime imprese privi di supporto sindacale perché consente di accompagnare queste imprese che sono un po' il pilastro del sistema produttivo italiano. Noi diciamo sempre che gli incidenti sono minori nelle aziende nelle quali è presente il sindacato ma soprattutto in quelle in cui è presente un sistema di relazione che consente di guardare ai rischi propri dell'impresa. Questo fondo, quindi, ha un'importanza significativa così come sono significative anche altre cose. Per esempio: rivisitazione delle competenze degli enti nazionali ispesl e inail ovvero mettere ordine nella formazione, allocando la formazione all'inail e la ricerca e l'alta formazione all'ispesl, consendo una razionalizzazione del sistema. Insomma lo schema del ragionamento è che la cultura della sicurezza ha bisogno di quei quattro luoghi di cui si è parlato all'inizio. Con il patto per la salute si è cominciato a razionalizzare il sistema della salute pubblica, con questo decreto,   se passerà, si è realizzata una buona razionalizzazione delle norme. Si tratta di riprendere gli altri due punti ovvero il rapporto tra le parti sociali e le politiche industriali. '

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