associazione per la cultura e le tecnologie dell'ambiente e della sicurezza
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Sicurezza e conservazione
Il difficile rapporto tra le esigenze della sicurezza e la conservazione e l’utilizzo dei beni storico-artistici
Un esempio di teatro storico: il Teatro del Pavone a Perugia
Un esempio di teatro storico: il Teatro del Pavone a Perugia
Le problematiche relative alla sicurezza, oltre alla complessità intrinseca dovuta ai numerosi ambiti coinvolti, presentano anche la difficoltà di convivere con altre esigenze fondamentali a seconda dei luoghi o degli ambienti. Uno degli ambiti più complessi è certamente quello dei beni culturali. Quando si parla di beni culturali, infatti, si parla non soltanto di oggetti artistici che necessitano di salvaguardia e manutenzione ma anche di luoghi, spazi aperti al pubblico, necessità espositive, ambienti di spettacolo insomma di un complesso sistema fatto di beni e di utilizzo degli stessi all'interno del quale è necessario (sia per la salvaguardia del bene stesso che per quella degli utenti intesi sia come operatori che come spettatori) declinare un complesso sistema di accorgimenti, normative e formazione relative alla sicurezza. In passato numerosi esempi, purtroppo, hanno dimostrato la fragilità e la complessità di tali meravigliosi oggetti. Molti anni fa l'incendio sviluppatosi a Todi, con le sue drammatiche conseguenze, e poi la bomba in via dei Georgofili a Firenze, ed ancora il terremoto in Umbria ci hanno dimostrato quali e quante siano queste fragilità. Sembrano osservazioni ovvie e scontate ma che in realtà qualche volta forse vanno ricordate così come vanno ricordate le istituzioni, gli enti e i soggetti che operano in direzione di un lavoro sinergico per tale salvaguardia. E' proprio a questo scopo che è nata, proprio dopo la tragica esperienza di via dei Georgofili a Firenze, la Commissione Speciale Permanente per la Sicurezza del Patrimonio Culturale Nazionale, diretta da Fabio Carapezza Guttuso, che raccoglie numerosi soggetti nell'ottica del lavoro relazionale tra le differenti specializzazioni per riuscire a porre delle linee guida e delle indicazioni operative in questa direzione. Ovviamente membri pressoché indispensabili di tale commissione sono il Ministero dei Beni Culturali e il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco che in tale luogo hanno appunto occasione di confrontare esigenze e difficoltà reciproche. Ormai la commissione lavora da molti anni e talvolta si è trovata anche di fronte a problematiche non soltanto tecniche ma anche burocratiche di non semplicissima risoluzione. Infatti uno degli aspetti cruciali relativi ai beni culturali è la loro non omogeneità. La varietà dei casi e delle situazioni è tale e tanta da imporre non tanto un percorso rigidamente normativo quanto piuttosto un percorso formativo. Un caso lampante si è presentato in questi ultimi anni in alcune regioni italiane in relazione ai teatri storici. Si tratta di monumenti di grande valore artistico, costruiti in epoche molto diverse da quella attuale e quindi con caratteristiche assolutamente inadeguate alle attuali norme di sicurezza. Corridoi troppo bassi e troppo stretti, parapetti troppo bassi (dovuti anche all'innalzamento della statura media degli italiani in questo ultimo secolo) e altri elementi analoghi hanno imposto delle analisi accurate e complesse, legate al caso specifico e hanno posto anche domande fondamentali appunto riguardo alla normativa vigente. E qui si entra proprio nel campo della filosofia sviluppata dalla commissione: non si può imporre una legge generale adattabile a tutti i casi (troppo ampie le diversità) ma è assolutamente necessario formare il personale che opera nel settore (e quindi in particolare i Vigili del Fuoco) perché sappia discriminare non soltanto in relazione alle proprie nozioni e necessità in termini di sicurezza ma anche, e soprattutto, nell'ottica del rispetto del bene artistico. Non deve essere dunque una legge sulla sicurezza dettagliata e particolareggiata ad operare in questi ambiti ma una cultura della sicurezza per la sicurezza della cultura. Una cultura della sicurezza fatta non soltanto di nozioni tecniche, di esperienza relativa alle tecnologie in commercio e di capacità di elaborare corretti piani di emergenza ma anche di conoscenza dei beni artistici e delle loro specifiche esigenze nonché delle loro, tante, debolezze. Basti un esempio per tutti: la necessità di intervenire sugli incendi con la prevenzione, innanzitutto, e con tecnologie idonee a non distruggere oggetti fragilissimi quali affreschi, tele o manoscritti tanto quanto farebbe il fuoco. Il lavoro della commissione, dunque, è un lavoro di elaborazione teorica e di costruzione di una vera e propria filosofia della sicurezza tanto più importante in un paese come il nostro che ha una responsabilità enorme in termini di salvaguardia dei beni culturali. Le nostre tecniche di restauro (anche in quel caso sviluppate purtroppo alla luce di un terribile dramma ovvero l'alluvione di Firenze) sono diventate un esempio in tutto il mondo, è ora giusto concentrare l'attenzione su una problematica altrettanto importante e altrettanto significativa.
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