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Sicurezza e cantieri di restauro - (parte seconda)
La salvaguardia dell’incolumità del personale e quella dell’immobile di valore storico-artistico si sommano in un’ottica di sicurezza complessiva
Cartello di cantiere
Continua lanostra conversazione con Raoul Paggetta, cartografo direttore con molta esperienza di restauri alle spalle, che oggi opera presso la Soprintendenza BAPPS e gestisce laboratori didattici presso l'Università degli Studi di Perugia.

'Abbiamo avuto grandi soddisfazioni come l'ampliamento della Galleria Nazionale che è stato un punto fondamentale per la nostra vita nazionale e internazionale. Perugino ha fatto grande scuola per la conoscenza della città di Perugia in Europa e nel mondo. Oggi con il Pinturicchio ce ne stiamo accorgendo perché abbiamo un afflusso ancora superiore a quello avuto per il Perugino. Certamente Pinturicchio è un artista molto valido, molto importante, ma certamente la mostra usufruisce di quella pubblicità che si è avuta prima con Perugino e poi con Arnolfo di cambio.
Dobbiamo dare dei servizi, dobbiamo far conoscere le nostre opere d'arte in modo giusto e questo porta gente e porta economia. E' un discorso di divulgazione della cultura a livello europeo e internazionale che non dobbiamo mai perdere come fine del nostro lavoro. Con il terremoto in Umbria abbiamo fatto tantissimi interventi, abbiamo dato un'immagine delle forze imprenditoriali che sono arrivate anche da fuori.
Oggi vediamo tutto nuovo, anche troppo nuovo qualche volta, abbiamo un recupero degli immobili del nostro patrimonio edilizio notevole. Il terremoto ad Assisi ha assunto il suo simbolo internazionale però nelle campagne, dove le case erano spesso utilizzate poco tempo, erano crollate completamente e quel tessuto rurale, quei paesini che noi abbiamo sul nostro territorio purtroppo erano veramente danneggiati. Certamente anche per l'incuria e per l'abbandono.

D: Tornando alla sicurezza notavo sorge spontanea un'osservazione. Di questi tempi si sente di incidenti nei cantieri edili ma praticamente mai nei cantieri di restauro. Dipende da un maggior rispetto delle regole o magari da regole più severe?

R: sicuramente è l'approccio che cambia, il modo in cui le persone si pongono i tecnici ma anche il rispetto delle regole. Sicuramente il bene culturale viene gestito più dal pubblico quindi con un occhio di riguardo sicuramente superiore anche alla sicurezza. Noi abbiamo fatto la prima esperienza di applicazione delle legge dopo il sisma con il cantiere di Assisi: facile immaginarsi tutte le scosse che arrivavano! Ed era la prima volta che si è fatto il fascicolo della sicurezza.
Ciò non vuol dire che noi in Italia non avessimo un'ottima legislazione. Noi avevamo delle leggi stupende, fatte benissimo, purtroppo non sempre rispettate ma fatte benissimo, che quindi prevedevano proprio tutto quindi non avevamo grandi problemi. Poiché facciamo parte di un più grande stato che è l'Europa ci siamo adeguati ad una normativa comunitaria, alle direttive impartite dalla Comunità Economica Europea.
In ogni caso nei cantieri di restauro sicuramente c'è una grandissima attenzione anche alla salvaguardia e alla tutela dei lavoratori durante l'esecuzione dei lavori. Noi abbiamo fatto dei corsi, nonostante la legge ci ponesse in grado di poter fare la sicurezza anche senza corsi, però li abbiamo fatti e stiamo portando avanti la nostra esperienza e sicuramente i nostri cantieri sono anche meno pericolosi.
Certamente sono diversi: andare a fare una demolizione è una cosa, andare a fare uno smontaggio è un'altra. Sono piccole sottigliezze delle quali un esterno non si rende conto, però se io metto un operaio con mazzuolo e scalpello a smontare un muro ci metterà magari tre giorni però lo fa in un certo modo e male che vada si dà una botta sulle mani mentre invece se andiamo su una ristrutturazione si fa una vera demolizione e diventa un problema. Certamente le persone preposte alla sicurezza devono sempre pensare a diverse persone perché per esempio su un ponteggio non ci va solo il muratore ma anche il fotografo, il tecnico, qualsiasi tipo di operatore.

D. Questa è una differenza importante. In un cantiere di restauro in effetti non transita soltanto la manodopera addetta o il personale specializzato. Come può essere il restauratore, ma anche molti altri soggetti, insomma un vero e proprio pubblico.

R: Certamente, anche i visitatori. I cantieri aperti, per esempio, si immagini gestirli in sicurezza ad Assisi dove sono venuti tutti a partire dal capo dello stato! La prima esperienza l'ho fatta a Firenze in Sagrestia vecchia, credo nel 1984/85, restaurando i tondi di Donatello e realizzando un cantiere aperto visitabile. Si immagini cosa vuol dire! Oppure la cupola del Brunelleschi. Quindi sono eseprienza che sicuramente fanno crescere. Però bisogna fare uno sforzo notevole perché le leggi, che ci sono e sono validissime, non rimangano solo dei fascicoli ma vengano tradotte nella realtà e venga fatta opera di educazione a tutti i livelli, dal più umile operatore fino al massimo.
L'impresa che gestisce il cantiere deve comprendere che l'unica cosa dove non si può risparmiare, e non si deve, risparmiare è proprio la sicurezza. Perché l'aspetto della sicurezza è sempre la cosa fondamentale da tenere presente. Quindi essere rigidi nella gestione della sicurezza durante le fasi del lavoro è la cosa più importante da fare perché non solo salvaguarda l'operatore ma, nel nostro caso specifico, salvaguarda anche il bene architettonico, l'immobile di interesse storico artistico.
In ogni caso le maestranze hanno sempre abbigliamento adeguato e utilizzano i dispositivi di protezione individuale e collettiva. Inoltre organizziamo riunioni con operai, preposti, responsabili insomma tutti i soggetti coinvolti per poter lavorare insieme. Operare nel restauro significa confrontarsi con altri operatori senza mai chiudersi in sé stessi e avere continui scambi alla ricerca di soluzioni adeguate.
Molto dipende dalla serenità delle persone: se per esempio si lavora aspettando ansiosamente il giorno della paga perché costretti dalla necessità si lavora più stressati e i pericoli aumentano. Operare nel restauro è un po' come curare un ammalato, serve serenità, bisogna essere innamorati del proprio lavoro così si è in grado di scegliere cos'è meglio fare.
Una difficoltà è insegnare questo approccio ai giovani. Ci sono infatti molti giovani capaci ma per capire questo tipo di approccio è necessario che qualcuno glielo insegni. Certo, più facile sarebbe se ci fossero sempre finanziamenti adeguati a chiudere i cantieri in tempi brevi.
Infatti con la correttezza, il coinvolgimento e la formazione del personale si ottengono ottimi risultati. Soprattutto il coinvolgimento: il cantiere infatti è fatto da tutti: dall'amministratore alla manodopera.
Chi è innamorato del proprio lavoro ottiene grandi soddisfazioni per sé stesso e per gli altri.

D: dal punto di vista legislativo ci sono delle particolarità nel settore del restauro?

P: esistono norme precise: il codice dei beni culturali che indica come debbono essere tutelati, le linee guida per gli interventi, i regolamenti edilizi. Sono tutte norme alle quali va aggiunta naturalmente la conoscenza del settore. Vi sono poi gli strumenti urbanistici e le norme relative alle procedure d'appalto, che debbono essere sottoposte a verifica da parte della Corte dei Conti.
Certo preferiremmo avere delle leggi più specifiche per i restauri, in particolare per i beni architettonici. Bisognerebbe poi stabilire delle regole, magari una certificazione di qualità o altro, per determinare le effettive capacità delle imprese.

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