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Il personale dei musei
Formazione ed informazione per un’attività ricca di complessità

Una scena dal film 'Una notte al museo'
Una scena dal film 'Una notte al museo'
La nostra lunga chiacchierata con Elena Cucchini, responsabile per la sicurezza per la società Sistema Museo, e con Aldo Canali, responsabile per la stessa società del personale, ci ha portati ad affrontare un aspetto estremamente particolare della sicurezza nei musei e negli spazi espositivi ovvero la formazione del personale.
Se infatti è sempre necessario formare adeguatamente il personale perché sia in grado di affrontare le emergenze, questa necessità si moltiplica nel momento in cui l'operatore, come avviene appunto nei musei, è responsabile non soltanto di sé stesso e della struttura in cui opera ma anche dei visitatori che, in alcuni casi, possono avere anche delle difficoltà specifiche. Dunque è necessaria una formazione più articolata e caratteristiche personali specifiche.

D: quali sono le esigenze specifiche, nel campo della sicurezza, della formazione di un addetto museale?

Cucchini: quello che dico sempre ai corsi, quando informiamo i nostri collaboratori, è che la prima cosa che devono imparare è a gestire il proprio panico.
Perché puoi sapere la lezione, puoi sapere tutte le procedure d'emergenza (cioè che devi chiudere la luce, verificare la valvola del gas, verificare quante persone ci sono, ricordarti che è entrato un disabile etc.) ma nel momento in cui scatta l'emergenza tu che fai? Bisogna essere consapevoli del proprio stato di panico.
Dico loro: ‘quando succede un'emergenza non vi fate prendere dall'agitazione, fate un respiro profondo e pensate: Chi ho dentro il museo?'.
Cercare di avere una visione globale, di capire quante persone sono entrate, di capire se è entrato un disabile, di capire se c'è qualche difficoltà, di capire se c'è qualche bambino, se sono tutti dentro, ricordarsi il da fare e quantomeno capire l'emergenza, capire che cosa sta'accadendo.

D: anche perché l'operatore oltre a gestire la situazione e il proprio panico deve gestire anche il panico dei visitatori

Cucchini: esatto. Nel momento in cui scatta l'emergenza loro sono il riferimento e non è semplice.
A fare le prove di evacuazione siamo tutti bravi, nel momento in cui sappiamo che è una prova, ma quando invece c'è l'emergenza...!
Alcuni di noi ci si sono trovati ed è andata bene, altri ancora per fortuna non l'hanno vissuta e mi auguro non la vivranno mai! Per agire sul panico non si può intervenire, bisogna sapere comprendere il carattere della persona.

D: quindi bisogna anche saper scegliere le persone

Cucchini: saper scegliere, individuare le persone più adatte a dirigere una squadra di emergenza.
Negli spazi museali, nei turni degli operatori, c'è sempre una persona formata con un livello un po' più alto che deve saper gestire la squadra. In molti spazi museali, di norma, abbiamo al massimo tre addetti ma si cerca comunque, nello strutturare le presenze, di avere chi comanda la squadra ad un livello elevato di rischio, quindi un sedici ore (quasi tutti i responsabili li abbiamo a questo livello), e poi l'altro gruppo in cui alcuni hanno il sedici, gli altri il livello medio cioè le otto ore.
Ovviamente tutto dipende dalla struttura in cui lavorano e dalla usa capienza.
Ad esempio: a Spoleto gestiamo la Rocca Albornoziana, la casa romana, la galleria d'arte moderna, il chiostro di San Niccolò e il teatro Metastasio e quindi ho necessità di avere cinque o sei addetti a livello a rischio elevato perché può succedere che in contemporanea io posso avere manifestazioni in luoghi diversi.
Chi dirige la squadra d'emergenza deve essere presente e gestirla.

Canali: la valutazione non può essere mai sostituita da una procedura asettica. Aggiungo che per quanto riguarda i musei non è solo una questione di quantità di persone che entrano ma anche di qualità.
Ci sono attività, come per esempio le visite guidate e le attività didattiche, che possono essere condotte direttamente nella struttura o in locali all'interno del percorso mussale, se questo lo consente.
Però avere venti persone in una sala o avere venti bambini è una cosa diversa: in questo senso parlo di qualità dell'utente. Aggiungiamo che le pubbliche amministrazioni tendono spesso ad utilizzare le sedi museali come contenitori non solo per le collezioni ma anche per attività quali convegni, manifestazioni, concerti, spettacoli teatrali (diciamo pure che la tendenza naturale è quella di spostare l'asticella sempre un po' più in alto riguardo alle cose che si vogliono fare in questi spazi ) anche perché spesso sono luoghi più pregevoli all'interno della sede cittadina, più riconoscibili, dotato di servizi e di personale. Ovviamente questa, per quanto riguarda la sicurezza delle persone e delle opere, è una valutazione che va fatta ogni volta.

D: Parliamo delle mostre che oggi tendono a costruire macchine espositive, ad alterare la struttura preesistente del museo che le ospita e quindi impongono ulteriori verifiche rispetto a quelle già operate

Cucchini: a volte la mostra arriva già bella pronta e non ci sono problemi ma altre volte si collabora con i comuni nella predisposizione del percorso per evitare di chiudere vie di fuga o riaprire vie di fuga che erano state chiuse perché insicure. Per esempio alla mostra di Iacopone a Todi per necessità hanno riaperto una via di fuga che era stata chiusa. Per riaprirla il comune ha messo a disposizione l'apertura nei giorni festivi della sala consiliare che normalmente veniva tenuta chiusa.
In quell'occasione dal calcolo delle presenze si era evidenziata la necessità di tutte le vie di fuga quindi, poichè il percorso espositivo ne chiudeva una, era necessario riaprire la precedente.

D: Senza l'apertura della sala consiliare sarebbe diventata una trappola anziché una via di fuga

Cucchini: sì, un vero e proprio cul de sac. Mentre con questa piccola accortezza abbiamo chiuso una via di fuga, corretto i pittogrammi e con un attento lavoro di orientamento da parte degli operatori ha funzionato.

D: ma per la qualità del lavoro degli operatori bisogna tenere conto anche del particolare clima dei musei

Cucchini: dobbiamo tenere conto anche del microclima delle sale. Oltre alla sicurezza dei visitatori, infatti, bisogna pensare anche a quella delle opere d'arte. Non soltanto dal punto di vista del 'portare via' ma anche dal punto di vista che cinquanta persone nello  spazio di una sala creano un tasso di umidità che si impenna nell'arco di pochi minuti.

Canali: se il museo è dotato di sistemi di compensazione climatico o microclimatico non c'è problema. In molti casi però non è così e in questo caso è l'accortezza delle persone a salvaguardare le opere.

Cucchini: se c'è un impianto che deumidifica e umidifica per noi è sufficiente guardare l'igrometro. Ma se gli impianti non parlano tra loro, non sono collegati o ci sono malfunzionamenti nella centralina spetta agli operatori trovare gli accorgimenti affinché l'opera non si rovini.

D: le strutture antiche spesso hanno anche problemi in sé stesse come umidità e muffe

Cucchini: infatti una prassi che seguiamo normalmente è la verifica, in apertura e in chiusura, di tutta la struttura museale senza il pubblico. Oltre alla verifica dal punto di vista della sicurezza, si verificano anche le opere in apertura, in itinere e in chiusura. In itinere bisogna verificare che il pubblico non provochi problemi.
La sicurezza nei musei è anche questo: il controllo delle collezioni, il controllo delle opere, per esempio del distacco degli affreschi. L'operatore deve avere l'occhio allenato per cogliere che su quell'opera c'è qualche cosa che non va e quindi deferire immediatamente all'ente proprietario quanto sta accedendo.
E' un'attività di prima tutela che noi facciamo. Siamo stati formati dai corsi della regione proprio come addetti museali.
Prima delle 626 è arrivata la sicurezza sulle opere! Ci siamo formati prima sulla sicurezza delle opere e poi sulla 626.

D: insomma gli operatori hanno una formazione particolare

Cucchini: mentre al lavoratore che lavora in fabbrica o in un ufficio si insegna con i corsi di formazione la gestione semplice, dentro i musei o i teatri c'è un'altra formazione perché l'operatore non può chiudere semplicemente la porta ed andarsene.
Gli operatori che lavorano all'interno degli spazi museali hanno, secondo me, una responsabilità più alta, devono portare in sicurezza altre persone che confidano in loro.
Quando si fanno i corsi di formazione per figure di questo macrosettore che è la cultura, a prescindere che sia teatro, museo o mostre temporanee, secondo me bisognerebbe inserire la gestione del panico proprio e altrui. Questo è fondamentale.
E poi avere una prassi, una linea comportamentale.
Bisogna considerare che non c'è soltanto la sicurezza intesa come antincendio o primo soccorso ma anche quella delle opere e la verifica della struttura. E' una figura complessa.

Canali: va considerato che i luoghi di cultura, come i musei, possono essere anche intesi come luoghi simbolo e quindi esser esposti ad atti vandalici. Per fortuna nei nostri spazi non è accaduto mai, però il rischio c'è. Tendono ad essere luoghi e monumenti simbolici.

D: il contributo di uno psicologo nell'ambito dei corsi di formazione potrebbe essere utile, dal punto di vista della gestione del panico?

Cucchini: secondo me sì. Quando uno è formato in un determinato campo bastano poche parole per fargli capire come si deve comportare e per riconoscere i sintomi, per capire se quella persona è già ansiosa di per sé....
Un'osservazione sul panico: abbiamo aggiunto nella cartella della 626 questo foglietto con i numeri dietro il quale c'è il protocollo di chiamata. Infatti tutti osservano che chiamare è semplice ma invece nel momento in cui si chiama bisogna dire determinate cose.
Chi riceve la chiamata, infatti, è abituato alle chiamate di emergenza ed ha un protocollo di risposta.
Nel momento del panico ci si può confondere, mentre così, con un protocollo di risposta è più semplice. Il protocollo di chiamata contempla tutte le ipotesi probabili e aiuta a superare il panico.
Nei corsi di formazione, quanto meno per musei e spazi simili, io prevederei almeno due ore gestite da uno psicologo.
Inoltre la capacità di contenere il panico la si potrebbe considerare un pre requisito.

Canali: già all'atto della selezione del personale noi ci teniamo a dire che  l'essenza del nostro lavoro è il contatto col pubblico e quindi già questo dovrebbe portare le persone preposte ad essere orientate verso i rapporti umani e alla loro gestione.
Chi non è in grado di gestirli già in una visita guidata, avendo il polso di quello che stanno facendo nell'arco di mezzora/quaranta minuti, molto difficilmente sarà poi in grado di gestirla in una situazione non ottimale o di potenziale caos o pericolo.
Sicuramente abbiamo bisogno di persone che sappiamo legare con il pubblico e porsi. Il nostro lavoro è decisamente un lavoro di front office, di contatto diretto.
Poi le persone hanno dal personale dei musei tutta una serie di aspettative non solo sulla sede museale ma anche sul comune. Il museo è visto come un luogo che dà autorevolezza. Si chiedono molte cose ai musei, soprattutto gli stranieri.
Sanno che hanno a che fare con un'istituzione che risponde con autorevolezza, incluso il mangiare, dormire o fare acquisti. Tanto più in una situazione di emergenza, le persone si aspettano dagli operatori possibilità di riconoscimento immediato per poter essere individuati come il terminale di informazioni.

D: la riconoscibilità è un aiuto anche per l'operatore che, se viene riconosciuto, acquista maggiore autorevolezza...

Canali: assolutamente. Il lavoro da fare preventivamente è quello di ridurre i rischi, oltre a gestirli quando si manifestano. Bisogna evitare che le persone entrino con oggetti contundenti, con zaini ingombranti, per abbassare i rischi.
Ovviamente tutto quello che si può fare prima e che minimizza i rischi è lavoro fondamentale.
Nel momento in cui sopravviene, l'emergenza deve essere gestita ma è bene lavorare per ad evitarla.

D: l'ideale sarebbe arrivare a non gestirla mai

Canali: esatto.

Cucchini: il lavoro preventivo, l'accortezza con il pubblico già riducono moltissimo il rischio.

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