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Ogni anno il cibo sprecato nelle case degli europei è circa il 50%, che corrisponde a 89 milioni di tonnellate all'anno (vale a dire 179 kg pro-capite). Un dato impressionante che diventa ancora più inquietante se proiettato al futuro. È evidente la necessità di un intervento, per questo il Parlamento Europeo ha dibattuto il tema in occasione della sessione plenaria di gennaio 2012

Immagine di repertorio a commento
All'inizio della seconda metà del suo mandato, il Parlamento Europeo ha affrontato un tema di grande importanza sia materiale che etica, ovvero il problema dello spreco alimentare.

I numeri derivanti dalle statistiche evidenziano da soli la rilevanza dell'argomento.

Ogni anno il cibo sprecato nelle case degli europei è circa il 50%, che corrisponde a 89 milioni di tonnellate all'anno (vale a dire 179 kg pro-capite). Un dato impressionante che diventa ancora più inquietante se proiettato al futuro. Le proiezioni per il 2020, infatti, prospettano che senza un intervento significativo si raggiungeranno i 126 milioni di tonnellate, con un aumento del 40%.

La responsabilità di questi sprechi è suddivisa: le famiglie sprecano il 42% (60% dei quali è evitabile), i produttori il 39%, i rivenditori il 5% e il settore della ristorazione il 14%.

Ad aggravare questi dati bisogna aggiungere che, a fronte di tanto spreco, 79 milioni di cittadini UE vivono al di sotto della soglia di povertà e 16 milioni di persone dipendono dagli aiuti alimentari.

È evidente la necessità di un intervento, del resto messo appunto già in opera dal Parlamento Europeo. In occasione della sessione plenaria a Strasburgo di gennaio 2012 è stata dibattuta una risoluzione relativa al problema. Dibattito che ha messo in evidenza alcuni punti chiave.

Innanzitutto la necessità di un'azione combinata a livello europeo e nazionale per poter intervenire ai vari livelli visto che è stato dimostrato che lo spreco avviene lungo l'intera catena che va dai produttori fino ai consumatori passando per trasformatori, distributori e ristoratori. Bisogna quindi migliorare l'efficienza dell'approvvigionamento alimentare e contrastare lo spreco comparto per comparto.

"Il problema più importante per il futuro sarà affrontare l'aumento della domanda di cibo, che supererà l'offerta. - sono parole di Salvatore Caronna, eurodeputato italiano del gruppo S&D - Non possiamo più permetterci di stare immobili mentre del cibo perfettamente commestibile è sprecato. È una questione etica, ma anche economica e sociale, con grandi implicazioni per l'ambiente. La palla ora è nel campo della Commissione,ci aspettiamo non meno di una convincente strategia UE che porterà i 27 ad affrontare la questione".

Tra le idee proposte per raggiungere l'obiettivo c'è ovviamente l'informazione. Viene chiesto dunque che vengano promosse nuove campagne di sensibilizzazione a livello europeo e nazionale per raggiungere il pubblico ed informarlo, che vengano introdotti corsi scolastici ed universitari sui temi della conservazione, della cucina e degli scarti degli alimenti ed infine che il 2014  sia proclamato "Anno europeo contro gli sprechi alimentari" allo scopo di promuovere il principio di un utilizzo sostenibile del cibo.

Il secondo punto fondamentale analizzato è quello dell'etichettatura e dell'imballaggio. Questo tema era già stato affrontato in precedenza dal Parlamento

 A dicembre scorso, per esempio, è stata adottata una risoluzione relativa ai succhi di frutta che impone un sistema di etichettatura più esplicito per evitare la confusione tra succhi e nettari, per rendere più chiaro il concetto di zuccheri aggiunti (il succo di frutta non potrà più contenere nessun tipo di zucchero mentre i nettari potranno contenere sia zuccheri che edulcoranti ma anche questi ultimi dovranno essere indicati), la presenza del mandarino nel succo d'arancia dovrà essere indicata in etichetta, non si potrà più usare la denominazione “succo misto” se i frutti presenti sono meno di tre e i frutti presenti dovranno essere tutti citati.

Per gli alimenti in generale si è riflettuto soprattutto sulle scadenze. Prima di tutto gli stati membri dovranno meglio assicurarsi che ai cittadini sia chiara la differenza tra le diciture "da consumarsi preferibilmente entro il", che indica un decadimento della qualità del prodotto, e la dicitura "da consumare entro", che fa riferimento alla sicurezza del prodotto. Per cominciare da subito ad essere più chiari: se consumiamo un prodotto oltre la data indicata come “preferibilmente entro il”, abbiamo una perdita nel gusto o nel sapore o ancora nella consistenza del prodotto, insomma un decadimento della qualità dello stesso, mentre se consumiamo un prodotto oltre la data indicata come “entro il” rischiamo di consumare un prodotto effettivamente non più sicuro. Nel primo caso c'è un semplice decadimento del piacere nel consumare, nel secondo c'è un decadimento che può avere conseguenze sulla salute. Una differenza non da poco che andrebbe tenuta in considerazione con attenzione.

Per evitare poi che i cibi vengano venduti troppo vicino alla scadenza (con ulteriore aumento dello spreco oltre che rischi per i consumatori) è stato proposto di indicare in etichetta due scadenze ovvero la data entro la quale il prodotto può essere venduto e quella entro la quale può essere consumato. É stato anche proposto che i cibi troppo prossimi alla scadenza e i prodotti alimentari danneggiati debbano essere venduti a prezzi scontati.

Attenzione è stata prestata anche agli imballaggi che dovrebbero essere offerti in varie misure ed essere progettati per conservare al meglio, allo scopo di permettere ai consumatori di comprare solo quello di cui hanno bisogno. Quante volte è accaduto a tutti noi di comprare delle confezioni da un litro di latte o di succo di frutta e di doverne poi gettare la maggior parte perchè in realtà ce ne serviva molto meno e non riusciamo a consumarlo prima della scadenza? Questo tipo di fenomeno deve assolutamente essere evitato per il futuro se si vogliono realmente ridurre gli sprechi.

Per quanto riguarda la ristorazione collettiva, per evitare gli sprechi, è stato proposto che le norme sugli appalti pubblici per la ristorazione e l'ospitalità dovrebbero essere modificate per garantire un titolo preferenziale alle società di catering che utilizzano prevalentemente prodotti locali e che ridistribuiscono ai bisognosi o alle banche alimentari, gratutamente,  gli alimenti ancora commestibili anziché smaltirli. Sono stati pensati anche programmi per l'incoraggiamento al consumo di frutta e latte nelle scuole.

Nell'accogliere, inoltre, favorevolmente alcune iniziative già esistenti in alcuni stati membri per il recupero degli alimenti invenduti, è stato richiesto anche un migliore  orientamento delle misure di sostegno a livello dell'UE per la distribuzione di prodotti alimentari ai cittadini meno favoriti dell'Unione.

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