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L'Italia e le rinnovabili
Un po' di date e un po' di storia per riflettere sulla vera e originaria vocazione energetica italiana e su come e quanto le energie rinnovabili siano importanti per l'economia del paese in generale

Energie rinnovabili
28 giugno 1883: viene inaugurata a Milano la prima Centrale termoelettrica in Europa, la quarta in tutto il mondo dopo le tre centrali americane dell’anno precedente

1885: Prima Centrale Idroelettrica Italiana mediante lo sfruttamento delle cascate di Tivoli

1898: la corrente elettrica viene portata dalla centrale di Paderno sull'Adda a Milano, inaugurando il trasporto dell'energia a grande distanza (32 Km)

1904: è inaugurata a Zogno sul Grembo una nuova centrale la cui importanza consiste nell'utilizzo di macchinari elettrici esclusivamente di produzione italiana, dalle strutture di sostegno alle più delicate apparecchiature di comando e di segnalazione

4 luglio 1904: A Larderello, in Toscana, si accendono cinque lampadine grazie alla trasformazione in energia elettrica della forza del vapore prelevato dal sottosuolo

1926: per la prima volta lo stato italiano privilegia l'importazione di energia dall'estero anziché investire sulla produzione

1930: nonostante ciò, l’Italia è, secondo l'enciclopedia Treccani, al terzo posto fra i paesi del mondo nell’utilizzazione delle risorse idrauliche, con particolare riguardo all’Italia Settentrionale

1966/1967: per la prima volta nella storia d’Italia, l’energia idroelettrica copre quasi il 50% del fabbisogno elettrico nazionale

2011: secondo il rapporto “Comuni rinnovabili 2011” di Legambiente la produzione di energia proveniente dai grandi impianti idroelettrici italiani è di 18,966MW, quella proveniente da impianti del così detto “minielettrico” (cioè impianti fino a 3MW) è di 988 MW (nel 2006 era di soli 17,5MW).

Per quanto riguarda la geotermia, in Italia proviene dalla geotermia ad alta entalpia una potenza totale di 868 MW elettrici e 69,7 MW termici. Più difficile definire quella legata alla bassa entalpia data la sua parcellizzazione, ambito nel quale però solo nell'ultimo anno le installazioni sono cresciute del 50%.

Un po' di date e un po' di storia per riflettere sulla vera e originaria vocazione energetica italiana e su come e quanto le energie rinnovabili siano importanti per l'economia del paese in generale.

Queste brevissimo excursus storico mette bene in evidenza come le prime forme di energia elettrica legate allo sviluppo industriale della nazione fossero essenzialmente legate all'energia idrica e come, successivamente, fossero state precocemente studiate nuove soluzioni energetiche capaci di favorire non soltanto le regioni del nord (regioni che grazie ai grandi investimenti in questo settore si stavano rapidamente sviluppando) ma che potessero essere sfruttate diversamente come per esempio il geotermico, settore nel quale si può considerare l'Italia un paese precursore.

L'excursus storico, del resto, mette in evidenza anche un altro aspetto ovvero come, fin dalle origini, la ricerca e la produzione di energie rinnovabili si siano caratterizzate anche per il potenziale economico e di creazione di posti di lavoro. Potenziale oggi più forte che mai anche perchè negli anni i settori di sfruttamento di energie rinnovabili si sono estremamente ampliati includendo anche il solare e l'eolico, con tutte le possibili variabili. Posti di lavoro qualificati, dunque, sostegno all'economia (sia in termini di creazione di nuove aziende che di diversificazione e controllo dei costi energetici), sviluppo e, naturalmente, miglioramento delle condizioni ambientali con riduzione delle emissioni di CO2 e non solo.

Ma allora perchè se ne parla tutto sommato così poco? Ad un primo sguardo l'interesse per lo sviluppo del settore dovrebbe apparire primario anche perchè non ancorato al passato ma proiettato al futuro. Un futuro che per molte aziende italiane è già l'oggi. Ma un oggi che sembra interessare più altri paesi d'Europa che il nostro, al punto da non dare veramente spazio non soltanto alla promozione dell'idea ma nemmeno al sostegno delle aziende già sorte ed operanti.

Ai primi sentori di crisi, immediatamente gli argomento legati alle rinnovabili sono stati spediti in soffitta in nome dell'emergenza, salvaguardando solo il minimo indispensabile.

Certo il governo Monti ha dato un segnale positivo annunciando, stando alle parole del ministro dell'Ambiente Corrado Clini, un nuovo provvedimento sugli incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico, destinato ad ampliare il decreto legislativo 28 (noto come decreto Romani) che doveva recepire la direttiva europea sulle fonti rinnovabili ma che è stato completato solo per il fotovoltaico. Si può considerare positivamente anche l'affermazione dello stesso ministro Clini secondo cui l'Italia deve fare “un salto tecnologico, in particolare sul solare, dal momento che adesso riusciamo a sfruttare soltanto l'8% delle potenzialità dei moduli, se già arrivassimo al doppio sarebbe un risultato straordinario ma ci sono studi che parlano anche del 40%. Abbiamo di fronte una sfida molto complicata. Per ridurre le emissioni di carbonio e proteggere il clima dobbiamo cambiare il sistema energetico, dobbiamo sviluppare e far crescere il ruolo delle fonti rinnovabili. Tutto questo deve avvenire su una scala globale”.

E certamente la sfida oggi, riproposta anche a Durban, è la creazione di politiche comuni a scala planetaria, fondate sui partenariati e su relazioni bilaterali. Sfida che non deve far dimenticare l'impegno interno di ogni singola nazione.

La politica dunque, anche se timidamente, vede l'importanza della direzione da intraprendere.

Ma ancora più della politica, è l'opinione pubblica che sembra essere ancora estremamente resistente e, diciamolo pure, un po' cieca. Ormai le cose sono cambiate rispetto a dieci anni fa e di energie rinnovabili si parla con una certa regolarità. Ma alcuni atteggiamenti non sono cambiati. Basta guardare i media, che a tutt'oggi ritengono queste notizie non notizie da prima pagina ma materia riservata alle pagine sull'ambiente (alle quali viene data circa la stessa importanza che alla cultura, e sappiamo qual'è l'importanza della cultura per i media italiani!). Conseguentemente per l'opinione pubblica si tratta ancora di “giochi da intellettuali radical-chic”, come si diceva un po' di anni fa, che non si rendono conto delle reali difficoltà del quotidiano. Quello che ancora non si è riusciti a veicolare veramente è che questo è il quotidiano: il cambiamento climatico, la necessità di ridurre la CO2 nell'atmosfera, l'importanza di ridurre i consumi di energia e di cambiarne l'origine anche per garantire l'accesso all'energia anche ai paesi in via di sviluppo. Tutto questo non è soltanto argomento di dibattito per studiosi ma è qualcosa che deve, e certamente lo farà, determinare il nostro quotidiano. Chiudere gli occhi serve solo a farci perdere occasioni, ambientali, economiche e di sviluppo che possono essere cruciali per lo crescita della nazione.

A fine 2011, per fare un po' il punto sulla situazione, si può dire che l'Italia non è poi pericolosamente arretrata in questi ambiti in termini di studi e di produzione ma che lo è in termini di diffusione della conoscenza e della coscienza nonché dell'impegno politico/economico. Sono questi i fronti che devono evolversi anche per aiutare quelle imprese che già da tempo hanno investito e producono posti di lavoro ed energia pulita.

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