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I rischi per l'ambiente delle trivellazioni offshore
Una risoluzione del Parlamento Europeo richiede che ogni ricerca di petrolio offshore debba essere autorizzata solo in presenza di un piano d'emergenza adeguato e di fondi sufficienti in caso di danno ambientale
La sicurezza dell'approvvigionamento energetico è uno dei temi cruciali di questi ultimi anni ed è costantemente all'attenzione del Parlamento Europeo. Anche perchè è cruciale in una fase così complessa evitare che l'esigenza delle ricerche di petrolio comporti, come conseguenza, un abbassamento dell'attenzione agli eventuali danni ambientali.
Per prevenire questo genere di rischi il Parlamento ha adottato una risoluzione espressamente dedicata alle trivellazioni offshore. L'importanza delle ricerche in alto mai non viene messa in discussione, anzi “ I giacimenti in alto mare rappresentano un quarto della produzione mondiale e sono cruciali per venire incontro al fabbisogno energetico dell'Europa e garantire sicurezza energetica”, ha dichiarato Vicky Ford, relatrice della risoluzione. Ma questa rilevanza non implica trascuratezza. La risoluzione, quindi, richiede che ogni ricerca di gas naturale o petrolio tramite perforazioni debba essere autorizzata solo dopo che l'impresa interessata abbia presentato un piano d'emergenza adeguato ed abbia dimostrato di avere fondi sufficienti per riparare ad un eventuale danno ambientale. “Ogni operazione dovrebbe essere analizzata per i suoi rischi specifici e i regolatori dovrebbero permettere le perforazioni solo se sono sicuri che i rischi connessi all'operazione possano essere controllati- ha proseguito la Ford – Dovrebbe essere così per l'Artico e per tutti i mari” Il principio su cui si fonda la risoluzione è “chi inquina, paga” abbinato a quello della “rigorosa responsabilità”, entrambi previsti nella direttiva europea sulla responsabilità ambientale e da applicarsi a qualsiasi danno possa essere inferto alle acque ed alla biodiversità, anche quando avvengono in mare aperto. Questi due principi sono in effetti una delle novità della politica europea di questi ultimi anni che ha rifiutato la prassi di considerare che la comunità debba farsi carico dei danni quando i benefici vanno invece ad aziende private. Quanto proposto nella risoluzione non è di costituire un “controllore dei controllori”, che rischierebbe di impoverire le risorse delle autorità nazionali competenti, ma piuttosto di creare un coordinamento europeo in caso di incidente ambientale da affidare all'Agenzia Europea per la Sicurezza dei Mari (AESM). Altra importante innovazione è la proposta di consentire ai lavoratori dipendenti di denunciare in forma anonima alle autorità competenti i rischi alla sicurezza riscontrati, allo scopo di garantire la tutela da eventuali intimidazioni. Quindi, nella pratica, prima di ogni operazione di trivellazione gli uffici competenti nazionali dovranno vagliare ed approvare un piano di emergenza specifico, capace di identificare i rischi e le causalità, di valutare l'impatto ambientale e di predisporre una strategia di intervento in caso di incidente. Il testo delle risoluzione, approvato dall'assemblea a grande maggioranza, contribuisce alla stesura di una proposta legislativa che la Commissione presenterà in autunno.
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