associazione per la cultura e le tecnologie dell'ambiente e della sicurezza
actas è una testata registrata presso il Tribunale di Perugia
Chi ha paura delle rinnovabili cattive?
Tante cose sono state dette per indurre a pensare che le energie rinnovabili non siano un’opportunità ma che la loro crescita sia un problema.
La domanda da porsi è: chi e perché?

Immagine di repertorio
In questi giorni, a seguito della tanto agognata pubblicazione del decreto sulle rinnovabili atteso ormai da tempo, si è leggermente ridestata nei media l'attenzione verso il comparto energetico.

Ed è proprio in questo termine “leggermente” che risiede forse il problema più grosso delle rinnovabili in Italia, al di là dei problemi tecnici-economici-organizzativi.

Perchè in effetti l'energia da fonti rinnovabili in Italia è una realtà concreta che comincia ormai ad avere una fisionomia propria e soprattutto un peso significativo nel comparto.

È lo stesso Governo ad aver fornito l'informazione secondo la quale l'obiettivo previsto a suo tempo dall'Unione Europea di raggiungere entro il 2020 il 20% di produzione da fonti rinnovabili - il famoso 20/20 -  è già quasi raggiunto.

È vero che nel frattempo l'Unione ha teso ad innalzare l'obiettivo verso il 30% ma è altrettanto vero che l'Italia può farcela benissimo, anzi ce la sta già facendo.

E allora dov'è il problema? Il problema in realtà risiede in gran parte in una disinformazione diffusa, sostenuta da una volontà di minimizzare portata avanti da una larga fetta dei media, che fa sì che una gran parte della popolazione abbia le idee estremamente confuse e una percezione falsata della realtà.

A questa disinformazione si è colpevolmente aggiunta in questi mesi una ulteriore attività di confusione consistente in una colpevolizzazione delle rinnovabili in relazione ai costi dell'energia.

A queste ultime, infatti, sono stati attribuiti praticamente la gran parte dei gravami fiscali in bolletta, ivi inclusi quelli che in realtà vanno ai combustibili fossili o allo smaltimento del nucleare.

In effetti anche se una parte degli italiani è a tutt'oggi convinta che sia indispensabile rivolgersi al nucleare perchè non produciamo abbastanza energia e dipendiamo troppo dall'estero, nella realtà l'Italia ha già oggi un potenziale energetico molto ampio e ben superiore alle sue necessità. Il problema nei confronti delle rinnovabili sembra in effetti risiedere proprio in questo.

La grande quantità di produzione di energie da gas e combustibili fossili ottenuta in seguito ad una politica energetica decisamente miope (si è continuato ad investire su strutture a cicli combinati anche quando era già più che evidente il ruolo che le rinnovabili avrebbero giocato di lì a poco) ci ha portati ad avere in realtà il problema di dover “far lavorare” quanto costruito, trattando le fonti rinnovabili non, come sarebbe corretto, come un'opportunità rispettosa dell'ambiente e della salute ma come dei concorrenti sleali.

In una interessantissima intervista rilasciata alla rivista “qualenergia.it”, l'ingegner Giavanbattista Zorzoli,  esperto di energia, ex membro del consiglio di amministrazione di Enel (dal 1987 al 1993) e presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society, spiega molto bene quali e quanti siano i veri nemici delle rinnovabili: “Limitandoci all'aspetto economico, in Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: investimenti per circa 25 miliardi di euro. Si è così arrivati a una sovracapacità produttiva che rimarrebbe, seppur in misura minore, anche se non ci fossero le rinnovabili. D'altra parte, che le rinnovabili ci sarebbero state si sapeva: c'era stato prima il protocollo di Kyoto e poi il pacchetto europeo clima-energia...Questi (impianti a cicli combinati n.d.r.) per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas ...La risposta sta nella scissione che c'è stata recentemente in Assoelettrica, l'associazione dei produttori elettrici di Confindustria. Le aziende che sono uscite, hanno dato vita a una nuova associazione di cui questo è uno dei temi fondanti (Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower che hanno fondato Energia Concorrente, ndr). Questi sono i più danneggiati, ma anche gli altri lo sono e in proporzione a quanto hanno investito in cicli combinati.”

Troppi investimenti in strutture di per sé destinate all'invecchiamento prima ancora di nascere, grandi imprese che hanno effettuato grandi investimenti che non hanno nessuna intenzione di rimetterci: ecco il vero nocciolo del problema.

E qualche volta questa “avversione” esce dalle parole nascoste sotto poco credibili preoccupazioni per gli interessi dei consumatori e si palesa, come è successo  a Paolo Andrea Colombo, presidente di ENEL, che in un'intervista rilasciata a Valerio Gualerzi di Repubblica ha affermato: “Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio”.

Insomma ancora una volta emergenza finanziaria, presunti risparmi per i consumatori (ai quali ci si dimentica di dire che fra le tasse che pagano in bolletta ci sono ancora gli incentivi Cip6 per gli impianti a cicli combinati più vecchi), fuga dagli sprechi, vengono utilizzati come ottimi alibi per contrastare un cambiamento inevitabile indirizzato all'interesse collettivo del paese, capace di rendere l'Italia non soltanto più sana ma anche più indipendente economicamente, quindi politicamente, da due grandi forze contemporaneamente: i paesi produttori di gas e combustibili fossili e le grandi società di produzione di energia. Perchè le rinnovabili non hanno bisogno di megacentrali e l’autonomia energetica è alla portata di molti, un’autonomia che al tempo stesso riduce i consumi inutili e produce quello che serve davvero. Ma forse troppo democrazia economico/energetica non piace a tutti.

Altri contenuti
Indagine sul ruolo del RSPP
NEWSLETTER
Vuoi ricevere le nostre mail?
link sponsor
Il sistema di installazione per pannelli fotovoltaici semplice, rapido ed estetico prodotto da Cofam Energy

Un buon sito web deve essere basato sulle esigenze di comunicazione e sulle proprie possibilità di gestione