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Bollette energetiche: la continua corsa al rincaro degli ultimi dieci anni
In questi mesi giornali e televisioni hanno spesso parlato dell’aumento della bolletta dell’energia elettrica ma è davvero tutta colpa degli incentivi destinati alle rinnovabili?

Immagine di repertorio
In questi mesi giornali e televisioni hanno spesso parlato dell’aumento della bolletta dell’energia elettrica, imputando tale aumento agli incentivi economici che lo Stato riserva alle energie rinnovabili.

La spesa media annua delle famiglie per l’elettricità è cresciuta del 52,5% tra il 2002 e il 2012, passando da 338,43 a 515,31 euro/anno. Un aumento di 176,88 euro a famiglia (fonte: Legambiente).

I dati, aggiornati al 2011, ci indicano che una famiglia italiana, per il consumo dell’energia elettrica, spende mediamente 494 euro/anno per un contratto di uso domestico in fascia protetta da 3 Kw.

Semplificando possiamo scomporre la bolletta annuale media in cinque voci:

  • Consumo effettivo: 294 euro, questa voce si riferisce ai Kw che sono stati effettivamente consumati;
  • Servizi di rete: 69 euro, qui rientrano i costi necessari per garantire il servizio, cioè per portare l’energia dalla centrale o dall’impianto fino alla casa del consumatore.
  • Incentivi energia verde: 48 euro, intendendo per verde l’energia prodotta con il fotovoltaico, l’eolico e le biomasse;
  • Sostegno ad acciaierie, raffinerie, impianti a carbone ed inceneritori: 10 euro;
  • Nucleare e ricerca: 6 euro, questi fondi sono destinati alla dismissione delle centrali italiane che hanno operato tra i 1964 ed il 1987, al mantenimento in sicurezza delle scorie radioattive, alle tariffe sociali e alle imprese elettriche minori. Una parte di questa cifra è destinata a particolari regimi tariffari destinati alle Ferrovie dello Stato e alle compensazioni sociali delle installazioni.

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Sulla scia delle polemiche relative agli oneri della green-energy per i consumatori ed in seguito ad un’intervista del Ministro dell’ambiente Corrado Clini, che richiedeva maggior trasparenza sui costi delle bollette, anche l’AEEG, Autorità per l’Energia e il Gas, ha pubblicato nel proprio sito: la “bolletta trasparente”. Sostanzialmente i dati delle due organizzazioni convergono nell’attribuire alle rinnovabili una quota destinata agli incentivi che in bolletta pesa circa il 10% del totale. Tornando al nostro esempio iniziale parliamo di poco meno di cinquanta euro.

Anche se tendenzialmente in aumento, questo è un dato che condizionerà il costo dell’energia sempre in misura minore rispetto al costo delle fonti  “tradizionali” come il petrolio, il carbone e gli inceneritori di cui il nostro Paese non è produttore. Si ricorda che il nostro Paese non dispone di grandi giacimenti e ciò ci costringe ad importare, ancora oggi, circa il 97% del petrolio, del gas e del carbone utilizzati.

In un recente studio l’ Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio (ASPO) - Sezione Italiana di ASPO International, invita ad analizzare la situazione da un punto di vista più complesso evidenziando che “l’onere in bolletta derivante dalla produzione fotovoltaica non può essere limitato alla quantificazione dell’impatto sulla relativa componente della bolletta ma deve tener conto dell’effetto prezzo sulla componente energia”.

E’ noto che il costo dell’energia elettrica viene calcolato in relazione alle fasce di consumo giornaliero. Ad esempio, una delle fasce orarie più costose coincide con la tarda mattinata, quando la richiesta, in particolare da parte del mondo produttivo, è più alta. Ma proprio in questa parte della giornata l’energia prodotta dal fotovoltaico, ha il suo picco, contribuendo così a diminuire la quota parte, proveniente dalle fonti tradizionali, che il gestore deve acquistare ed immettere in rete. Ovviamente l’effetto descritto è più evidente durante l’estate, quando l’irradiazione è più prolungata e costante, ma già i numeri primaverili offrono importanti spunti di riflessione, come dimostra lo studio effettuato utilizzando i dati  prodotti da Terna e Gestore dei Mercati Energetici per il periodo dal 1 marzo al 14 aprile scorsi.

Le risultanze dello studio hanno evidenziato che “l’incentivazione del fotovoltaico è per una parte cospicua una redistribuzione di reddito interna al settore energetico e che l’efficienza di tale redistribuzione rispetto agli obiettivi di politica energetica (sostenibilità, sicurezza ed economicità della fornitura), dovrebbe essere oggetto di un dibattito trasparente”.

Troppo poco, ad esempio, si discute in Italia sulla quantificazione dei benefici ambientali associati alla generazione da fonti rinnovabili, o meglio, la discussione è relegata al livello delle associazioni ambientaliste e delle organizzazioni dei cittadini. Altra questione non secondaria da affrontare è rappresentata dall’esigenza di reperire le risorse necessarie per adeguare la rete distributiva e superare i colli di bottiglia che arrecano danni al sistema con ripercussioni dirette sull’apprezzamento del contributo.

L’esigenza di un confronto esaustivo, che verta su questi temi, si avverte sempre più forte, così come il bisogno di un allineamento delle politiche energetiche Italiane a quelle del resto d’Europa. L’Italia, come gli altri paesi membri, ha infatti sottoscritto il Piano 2020 sul Clima, impegnandosi anche sul fronte della politica a rispettare il "pacchetto clima-energia" con gli obiettivi fissati dall'Ue per il 2020: e cioè a ridurre del 20% entro quella data le emissioni di gas serra, a realizzare il 20% di risparmio energetico e infine ad aumentare del 20% la produzione da fonti rinnovabili. Oggi, rispetto a quest'ultimo traguardo, siamo più o meno a metà strada, intorno al 10%.

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