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Viaggio in Europa
Prima puntata di un viaggio attraverso l’Europa alla ricerca di informazione, confronto e dibattito sul tema dell’efficienza energetica e dell’energia, che è alla base della nostra società contemporanea, per capire come viene gestita in Italia e negli altri paesi d’Europa

Cartello stradale Europa
Per un italiano, cioè per un europeo, dovrebbe essere naturale girare in Europa sentendosi un po’ come a casa propria.

I primi problemi nascono, però, con l’uso della lingua: per poter parlare, ed ascoltare, senza improbabili traduzioni nella tua lingua madre devi conoscere almeno l’inglese. Tuttavia secondo i dati pubblicati nel rapporto di EF, Education First, relativamente alla ricerca comparata sulle competenze nella lingua inglese nel mondo, l’English Proficiency Index, l’Italia è ancora una volta agli ultimi posti tra 60 Paesi del mondo. Ed ultima in Europa (articolo del 21.02.2014 in www.lastampa.it).

Girare in Europa vuol dire poter contare su sistemi di trasporto pubblico locale efficienti e comodi, oltre che puntuali: l’uso di mezzi privati è generalmente superfluo.

L’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per percorrenze su tram e metro, misurate in passeggeri-chilometro per abitante: 105 contro una media EU 27 pari a 171 (fonte: ISFORT su dati Eurostat 2007).

La dotazione infrastrutturale italiana relativa alle ferrovia metropolitane e regionali, poi, è ancora più deficitaria. Sia in termini assoluti, chilometri di linee, che relativi, chilometri per milione di abitanti. Il dato italiano è mediamente da 2 a 6 volte peggiore, per le linee ferroviarie metropolitane, e da 1,5 a 3 volte peggiore per le linee ferroviarie, rispetto a nazioni europee come Germania, Spagna, Francia e Regno Unito.

Analoga situazione per quanto riguarda le infrastrutture relative alle reti tram e metro, per le quali l’Italia possiede una dotazione pari a circa la metà di quella europee per le linee tram, ed un terzo per le linee metro (fonte ISFORT).

E girare in Europa per parlare di energia significa, soprattutto, parlare con le persone: professionisti, tecnici, politici e dirigenti di grandi aziende pub-bliche e private. Qui non è possibile reperire dati certi, anche perché la valutazione del grado di soddisfazione dell’utente (customer satisfaction) è piuttosto complessa da effettuare e, in Italia, assai poco praticata.

Ma la sensazione di grande disponibilità, di interesse al confronto ed allo scambio di opinioni e competenze, è una sensazione che in Italia è difficile provare.

Insomma il rischio vero che corre un italiano in giro per l’Europa, è quello di sentirsi meglio che a casa propria.

Entrando poi nel merito della ragione del viaggio, ovvero quella di trovare luoghi di confronto e di incontro dove poter parlare, e sentir parlare di energia, la situazione si complica ulteriormente.

Convegni a tema, norme guida nazionali e regionali con obiettivi più ambiziosi di quelli prescritti dalle direttive comunitarie (la recentissima legge francese sulla Transizione Energetica, ad esempio), grande apertura e disponibilità al confronto di esperienze diverse ed alla discussione pubblica, processi e percorsi di partecipazione reale, sperimentazione tecnica continua in ambiti privati e pubblici, forme di incentivazione sottoposte a continui processi di messa a punto per la definizione del miglior rapporto costi-benefici, una visione del territorio come patrimonio da salvaguardare, come bene comune ed interesse della comunità.

Ed i temi dell’energia e dell’efficienza energetica affrontati come uno dei potenziali motori di un rinnovato (e significativo) sviluppo economico, fi-nalmente nel segno della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente, nell’interesse della collettività.

L’esperienza dell’unione europea presenta certamente motivi di criticità in relazione, soprattutto, agli aspetti legati all’introduzione dell’euro come im-proprio elemento di coesione politica.

Ma questa esperienza porta in Italia, attraverso il meccanismo delle direttive, elementi dell’elaborazione etica e culturale europea sui temi dell’ambiente, dell’energia, della sicurezza e, più in generale, dell’attenzione verso il territorio e lo sviluppo sostenibile, temi rispetto ai quali l’Italia è indietro di decenni.

E con i quali, grazie a tali meccanismi, è costretta a confrontarsi.

I risultati di tale confronto sono spesso mediocri, se non discutibili.

Ma è pur sempre un inizio, un modo per cominciare.

E muoversi in Europa per un italiano vuol dire poter vedere quali risultati concreti questa elaborazione etica e culturale abbia prodotto, e ciò è al tempo stesso consolante e disturbante.

Speriamo che questo percorso porti l’Italia nella stessa direzione e che, soprattutto, cresca negli italiani la consapevolezza che l’Europa non è solo un obbligo al rispetto di pesanti regole finanziarie, ma anche un patrimonio di esperienze etiche e culturali cui contribuire, da assimilare e condividere.

 

Un modello di certificazione della qualità dell’aria interna di un edificio, redatta sul modello di quella energetica, ma seria, effettuata da soggetti terzi indipendenti su base strumentale, potrebbe costituire il possibile corollario a questo quadro di interventi.Per un italiano, cioè per un europeo, dovrebbe essere naturale girare in Europa sentendosi un po’ come a casa propria.

 

I primi problemi nascono, però, con l’uso della lingua: per poter parlare, ed ascoltare, senza improbabili traduzioni nella tua lingua madre devi conoscere almeno l’inglese. Tuttavia secondo i dati pubblicati nel rapporto di EF, Education First, relativamente alla ricerca comparata sulle competenze nella lingua inglese nel mondo, l’English Proficiency Index, l’Italia è ancora una volta agli ultimi posti tra 60 Paesi del mondo. Ed ultima in Europa (articolo del 21.02.2014 in www.lastampa.it).

 

Girare in Europa vuol dire poter contare su sistemi di trasporto pubblico locale efficienti e comodi, oltre che puntuali: l’uso di mezzi privati è generalmente superfluo.

L’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per percorrenze su tram e metro, misurate in passeggeri-chilometro per abitante: 105 contro una media EU 27 pari a 171 (fonte: ISFORT su dati Eurostat 2007).

La dotazione infrastrutturale italiana relativa alle ferrovia metropolitane e regionali, poi, è ancora più deficitaria. Sia in termini assoluti, chilometri di linee, che relativi, chilometri per milione di abitanti. Il dato italiano è mediamente da 2 a 6 volte peggiore, per le linee ferroviarie metropolitane, e da 1,5 a 3 volte peggiore per le linee ferroviarie, rispetto a nazioni europee come Germania, Spagna, Francia ed United Kingdome Regno Unito.

Analoga situazione per quanto riguarda le infrastrutture relative alle reti tram e metro, per le quali l’Italia possiede una dotazione pari a circa la metà di quella europe 

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