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Una miglior gestione di agricoltura e foreste per ridurre la CO2
Un rapporto governativo francese propone delle azioni nel settore AFOLU per lottare contro l’effetto serra

Agricoltura ed effetto serra
L'accelerazione del cambiamento climatico è dovuta alle emissioni di gas a effetto serra (principalmente CO2, CH4 e N2O) generati dalle attività umane. I principali settori responsabili di questa accelerazione sono l'energia, l'industria e i trasporti. Le emissioni dovute all'agricoltura e alla deforestazione si sono invece ormai stabilizzate ma al settore è pur sempre attribuito, con qualche riserva, il 24% delle emissioni globali.

Al di là dell'esattezza del valore, che può subire variazioni a seconda dei parametri presi a riferimento, i comparti agricoltura e foreste contribuiscono fortemente al riscaldamento climatico sebbene la parte del leone sia riservata, non è una novità, alla produzione di energia e ai trasporti.

Lo scenario climatico attuale prevede un incremento delle temperature medie globali tra +3,7 e +4,8°C nel 2100. Il dibattito scientifico e politico mondiale su questo tema cerca soluzioni che riducano l'incremento a soli 2°C, considerato come il limite di tolleranza al di là del quale le conseguenze per il pianeta, e quindi per l'umanità, sarebbero troppo gravi. Per aggiungere questo obiettivo è stato calcolato che nel 2015 le emissioni di gas a effetto serra dovranno risultare ridotte dal 40% al 70% rispetto ai livelli del 2010. La strada maestra imboccata, più nelle parole che nei fatti a onor del vero, è quella della transizione energetica.

Ma se è certamente vero che sia indispensabile intervenire dove il danno è maggiore, è anche vero che intervenire in comparti meno dannosi, come agricoltura e foreste, può contribuire a rendere più concreto un obiettivo considerato ad oggi di difficile realizzazione. É quello che pensa il francese CGAAER (Consiglio Generale dell'Alimentazione, dell'Agricoltura e degli Spazi Rurali), dipendente dal Ministero dell'Agricoltura. Il Consiglio ha reso pubblico negli ultimi giorni un rapporto dal titolo "I possibili contributi dell'agricoltura e delle foreste alla lotta al cambiamento climatico".

In Francia le emissioni serra dell'agricoltura, comprese le emissioni energetiche del settore, ammontano al 20% delle emissioni totali del paese, ovvero 101Mt CO2eq/anno. Integrando a tali valori gli effetti positivi dello stoccaggio di anidride carbonica nelle foreste e nei prati e quelli negativi del rilascio di anidride carbonica dovuto all'aratura profonda dei campi e alla cementificazione, le emissioni serra del settore AFOLU (Agriculture, Forestry and Other Land Use) risulta circa dimezzato a 46,4Mt CO2eq/anno.

Diverse azioni son proposte per contribuire a ridurre l'effetto serra.

Il settore agroalimentare può ridurre le emissioni mediante cambiamenti di pratiche e di sistemi di coltivazione, in particolare:

  • riduzione delle emissioni di metano nell'allevamento, in particolare promuovendo le biomasse
  • creazione di stoccaggio addizionale di anidride carbonica, per esempio tramite la semina diretta e l'agroforestazione
  • la corretta gestione dei fertilizzanti, l'uso preferenziale dell'azoto organico e lo sviluppo delle leguminose

 L'applicazione di tali principi potrebbe portare in Francia a una riduzione di 10/15Mt CO2eq/anno a produzione costante.

Capitolo altamente redditizio in termini di riduzione dei gas serra è il miglior sfruttamento di boschi e foreste. La dinamizzazione della raccolta, la riduzione dei cicli forestali e un maggior rimboschimento di resinose potrebbero rappresentare un guadagno potenziale di almeno 40Mt CO2eq/anno in sostituzione nel 2030 e altri 5Mt CO2eq/anno in stoccaggio.

Un ulteriore contributo allo stoccaggio dell'anidride carbonica potrebbe derivare da un maggior rispetto del suolo. Riducendo della metà il ritmo di perdita di praterie e di cementificazione, nel 2030 si otterrebbe un guadagno di 8/10Mt CO2eq/anno.

Ultimo capitolo preso in esame, lo spreco alimentare. In Francia, per esempio, rappresenta il 30% della produzione e comporta uno spreco di 8/10Mt CO2eq/anno.

Paolo Funaro
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