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Rifiuti Zero: un obiettivo possibile
La città californiana di San Francisco persegue ormai da anni il suo obiettivo di raggiungere i Rifiuti Zero entro il 2020 con ottimi risultati dimostrando che anche le metropoli possono mirare a tali obiettivi

Foto: Morguefile_melschmitz
Che i rifiuti stiano sommergendo il mondo, è un fatto ormai incontestabile. Che gli oceani siano invasi dalla plastica, è un fatto altrettanto dimostrato, sia dalla presenza di “isole” di rifiuti che si estendono per diversi ettari che dagli animali soffocati. La necessità di intervenire, dunque, è ormai innegabile. Ma di fronte al come, molti slanci si spengono. La scusa più diffusa è che riciclare è troppo complicato, che è fastidioso e che, alla fin fine, non serve a niente. Inoltre, si aggiunge spesso l’argomento che si tratta di pratiche facili e fattibili per piccole comunità ma non per le metropoli.

L’esperienza di San Francisco viene oggi a dimostrare la falsità di tutte queste credenze e la fattibilità dell’obiettivo Rifiuti Zero anche per le metropoli. La proibizione della vendita di bottigliette d’acqua in plastica, se non in occasione dei grandi avvenimenti pubblici che si svolgono nelle strade della città coinvolgendo migliaia di persone, è la norma più recente, adottata nell’ottobre scorso. Una norma apparentemente difficile da applicare ma che in realtà funziona e che mette in evidenza un fenomeno di grandissimo impatto ambientale quale quello della vendita di acqua in bottiglie di plastica.

Ma per arrivare fin qui, San Francisco ha dovuto affrontare un percorso lungo e complesso, partito nel 2002 e fatto di un insieme progressivo di norme che sono andate a costituire un pacchetto rivelatosi efficace.

Nel 2002, infatti, lo stato della California si era prefisso l’obiettivo di raggiungere il 50% di rifiuti riciclati nelle proprie città entro il 2010. Ma da subito la città di San Francisco si è resa conto che si poteva fare molto di più e si è prefissa quindi un obiettivo molto più ambizioso, anche se rinviando la data di qualche anno. Non più il 50% entro il 2010 ma il 100% di rifiuti riciclati entro il 2020 con una tappa intermedia del 75% entro il 2010. Tutti sanno, infatti, che è l’ultima la percentuale più complessa da ottenere. Un processo per tappe per non spaventare i cittadini ma per condurli progressivamente al comportamento virtuoso inteso non come una penalizzazione ma come un vantaggio collettivo, e per affrontare progressivamente tutti i vari settori interessati allo smaltimento di rifiuti, affrontando i problemi in maniera articolata ed efficace. Un’idea giudicata da molti come folle, e che probabilmente molti giudicherebbero folle anche oggi, ma che diventa realistica quando si cambia il punto di vista ovvero si considerano i rifiuti non più come un problema ma come un valore. E i risultati si vedono: ad oggi la città ha superato l’obiettivo dell’80% di rifiuti riciclati.

Analizziamo qualche tappa di questo lungo percorso per capire meglio. La prima azione messa in campo ha riguardato hotel e ristoranti che, ovviamente, producono moltissimi rifiuti organici. Partendo da un test presso l’Hilton Hotel, che a San Francisco serve 7.500 pasti al giorno, è stato messo in piedi un sistema in realtà piuttosto semplice: il costo mensile dei contenitori per i rifiuti organici e riciclabili è molto più basso di quello per i rifiuti non riciclabili. Chi ricicla ha quindi bisogno di molti contenitori grandi per il riciclabile e di pochi per il non riciclabile, riducendo considerevolmente i propri costi. L’esperimento è perfettamente riuscito: l’hotel Hilton ha risparmiato in un anno 200.000 dollari, un successo che ha indotto molte altre imprese ad adeguarsi. Il risultato è che tra il 2001 e il 2005 l’ammontare dei rifiuti riciclati nel settore è passato dal 42% al 60%.

Nel 2006 la città vota la prima norma complessa e legata ad un settore specifico tra i più complessi: l’edilizia. Chi non conoscesse questo problema può leggere l’articolo redatto al proposito dall’architetto Masciarelli e pubblicato in queste stesse pagine. La nuova norma impone agli abitanti di San Francisco di riciclare almeno il 65% dei rifiuti da costruzione obbligandoli a riversarli presso i centri riconosciuti dai servizi municipali. Il riconoscimento di questi centri viene rivisto ogni anno e la violazione della regola prevede ammende e la sospensione dell’impresa o del professionista per sei mesi.

Ma nello stesso anno altre due tappe significative sono state superate: l’obbligo per i servizi municipali di stampare sistematicamente i propri documenti fronte/retro mettendo anche in comune i surplus di fornitura per evitare gli sprechi e la proibizione dell’uso del polistirene per le confezioni di cibo. Tutti gli alimenti devono ormai essere confezionati in contenitori riciclabili o compostabili.

Il 2007 porta altre tre novità importanti. Le prime due sono ancora una volta impegni per l’amministrazione pubblica ovvero l’uso di materiali riciclati per i lavori pubblici quali asfaltatura, marciapiedi, gronde o fondamenta di edifici e la proibizione di acquistare bottiglie di acqua in plastica per i propri servizi, preferendo l’installazione di erogatori. Ad essa fa seguito la proibizione dell’uso dei sacchetti in plastica nei supermercati e nelle farmacie, rendendoli a pagamento, preferendo loro i sacchi in carta o in plastica compostabile.

Sempre sul problema dell’edilizia, una nuova norma appare nel 2008 che modifica il codice edilizio prevedendo la presenza di zone specifiche destinate alla raccolta dei rifiuti delle nuove costruzioni.

Nel 2009, un passaggio chiave: riciclaggio e compostaggio diventano un obbligo per i cittadini, una norma tra le più dibattute e che è valsa all’amministrazione l’accusa di voler mettere in piedi una specie di “polizia ambientale” ma che era indispensabile al perseguimento del progetto. L’inserimento progressivo delle norme che abbiamo visto sopra e una intensa campagna di comunicazione tesa a spiegare il vantaggio comune dell’azione, sono riuscite a far superare lo scoglio.

Le norme hanno continuato a susseguirsi negli anni successivi, dalla tassa di 0.20 dollari su ogni sigaretta venduta per compensare le spese di raccolta delle cicche e pulitura delle strade, alla soppressione della distribuzione degli elenchi telefonici – ormai disponibili solo su richiesta –, all’estensione anche a tutte le altre tipologie di negozi della proibizione dell’uso dei sacchi in plastica.

La proibizione alla vendita delle bottigliette in plastica citata in apertura dell’articolo, è dunque l’ultima vistosa iniziativa dell’amministrazione comunale che ha voluto così mettere in evidenza non soltanto il danno ambientale in termini di produzione, trasporto e smaltimento ma anche i rischi per la salute legati ai composti chimici e agli ftalati che possono infiltrarsi nell’acqua.

Insomma, come già messo più volte in evidenza in molte occasioni non soltanto dai media ma anche dalle pubbliche amministrazioni, l’acqua migliore rimane quella del rubinetto di casa. E se amate l’acqua gassata, niente di più facile: basta acquistare una macchina casalinga per la gasatura. Meno di cento euro per un ottimo risultato!

E forse non è un caso che a battersi per l’obiettivo Rifiuti Zero sia proprio San Francisco, la città che porta il nome del santo patrono dell’ecologia…

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