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Rifiuti C&D: la situazione nella EU e in Italia
Ma cosa sono e come sono definiti da un punto di vista normativo i rifiuti C&D (costruzione e demolizione) in Italia?
E come vengono trattati abitualmente?

Foto: Wikimedia
I rifiuti da Costruzione e Demolizione (C&D) possono essere distinti a seconda del setto-re di provenienza in:

• rifiuti da costruzione (provenienti dalla costruzioni di edifici e/o infrastrutture civili);

• rifiuti da demolizione (provenienti dalla totale o parziale demolizione di edifi¬ci o infra-strutture civili);

• rifiuti da costruzione e manutenzione di strade;

• terreno e rocce (rifiuti provenienti da movimento terra, opere civili o di sca¬vo).

Ma cosa sono e come sono definiti da un punto di vista normativo i rifiuti C&D in Italia?

I “rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo” sono definiti rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, lettera b del Decreto Legislativo n° 152 del 03.04.2006. Sono considerati “rifiuti spe-ciali” in quanto composti merceologicamente da una parte di materiale inerte, che può essere avviato a smaltimento in apposite discariche, e da una parte di materiale pericoloso che deve essere trattato in modo diversificato in relazione alle proprie caratte-ristiche. Si distinguono da quelli urbani (art. 184, comma 2) e dalle terre e rocce da scavo in quanto (queste ultime) non costituenti rifiuto (art. 186).

I rifiuti del cantiere sono fisicamente costituiti dagli “sfridi” (gli avanzi) derivanti dalle lavorazioni di materiali e componenti, dagli involucri o confezioni degli stessi, dai residui derivanti dalle demolizioni, dai residui di scavi inquinati da sostanze pericolose, dall’acqua di risulta dalle lavorazioni e dalle emissioni in atmosfera.

Tra le attività C&D quelle che generano il maggior flusso di rifiuti sono quelle legate alle demolizioni, con oltre il 90% di incidenza. Meno del 5% l’incidenza dei rifiuti derivanti da interventi di manutenzione, meno del 3% quella derivante dagli interventi di nuova costruzione.

Nell’ambito delle attività di demolizione oltre il 50% dei rifiuti proviene dalla cosiddetta “micro-demolizione residenziale”, meno del 40% dalla cosiddetta “micro-demolizione non residenziale”, meno del 10% dalla demolizione di interi edifici.

Il quadro che ne deriva descrive una situazione di produzione dei rifiuti molto “diffusa” e “polverizzata”, cosa che rende complessi e difficili i controlli.

E per conseguenza la prassi di interramento in cantiere, o di “dispersione in ambiente” di “sfridi”, involucri e confezioni, residui e dell’acqua di risulta dalle lavorazioni è fatto noto.

Così come fatto noto, oltre che (in qualche misura) tollerato e/o accettato, è che parte dei rifiuti C&D, rifiuti classificati come speciali, vengano smaltiti come rifiuti urbani.

I rifiuti C&D nella EU ed in Italia.

Nella EU 27 un terzo dei rifiuti totali prodotti (circa 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate) proviene dal settore delle costruzioni (circa 800 milioni - dati Eurostat 2008).

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La Direttiva Quadro sui Rifiuti (2008/98/CE) fissa l’obiettivo di riciclaggio per i rifiuti da costruzione e demolizione, come pari almeno al 70% del totale entro il 2020.

La tabella seguente mostra, per i paesi Eu nei quali erano disponibili dati, la percentuale di rifiuti C&D effettivamente avviati a recupero nel 2008.

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L’Italia presenta una percentuale di rifiuti C&D riciclati pari al 9%, mentre dati ANPAR (Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati) riferiti all’anno 2010 evidenzia-no una percentuale del 10% circa.

La posizione italiana è quindi fortemente arretrata rispetto alla situazione dei paesi EU virtuosi, e molto distante dall’obiettivo del 70% stabilito dalla Direttiva Quadro.

La situazione attuale e le possibili prospettive

La composizione dei flussi di rifiuti C&D varia in funzione di numerosi fattori quali i materiali grezzi ed i prodotti da costruzione usati, le tecniche architettoniche e le pratiche di demolizione. La fase di demolizione di ogni edificio, insieme a quella di costruzione e manutenzione, dà origine ad una produzione di rifiuti caratterizzati dalla presenza di materiale molto eterogeneo. Pertanto, in un’ottica di valorizzazione dei rifiuti C&D, così come previsto dalla normativa europea, assume un ruolo centrale il processo di demoli-zione e la relativa tecnologia.

Ma perché questo processo possa avere successo, l’attività di demolizione deve essere studiata ed organizzata già dalla fase di progettazione dell’opera, e prevedere uno smantellamento per fasi successive secondo una logica di demolizione se¬lettiva (o decostruzione programmata). Questa prassi è ancora poco praticata, perché comporta costi elevati e tempi lunghi di esecuzione e per la mancanza di un indotto organizzato.

Infine la mancanza di una rete adeguatamente estesa di impianti in grado di valorizzare i materiali riciclati e di un mercato sul quale collocarli, rende molto difficile l’avvio del processo di riciclaggio dei rifiuti C&D.

Certo non nelle percentuali e con i tempi previsti dalla Direttiva Quadro sui Rifiuti.

Tale situazione è fortemente aggravata nella situazione italiana per la quale, come ab-biamo visto sopra, la produzione di rifiuti risulta quasi esclusivamente legata a processi di micro-demolizione, per i quali non è più possibile progettare la decostruzione.

La grande dispersione e diffusione sul territorio di interventi piccoli e piccolissimi, che generano modeste quantità di rifiuti per singolo intervento ma quantità totali molto significative, rende ancora più costoso e complesso, se possibile, l’avvio ed il man-tenimento di una filiera finalizzata al recupero.

Tuttavia il processo di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, processo che non potrà essere rimandato a tempo indeterminato, richiede che del problema del rici-claggio dei rifiuti C&D ci si faccia adeguatamente carico. E  non solo perché ce lo im-pone una Direttiva comunitaria, ma soprattutto perché il percorso di miglioramento della qualità dell’ambiente che deriverà dai processi di riqualificazione del costruito, non venga inficiato dalla errata (o assente) gestione del ciclo dei rifiuti C&D.

Aggiungo che l’attivazione del processo di riciclaggio dei rifiuti C&D, adeguatamente sostenuto da politiche di incentivazione secondo la logica “chi inquina paga” e per l’attivazione di filiere dedicate, potrebbe garantire riscontri favorevoli sui livelli occupa-zionali, mai così in basso in Italia da decenni, e sull’ambiente.

A costo di ripetersi l’ennesima volta: politica italiana, se ci sei batti un colpo!

 

I rifiuti da Costruzione e Demolizione (C&D) possono essere distinti a seconda del settore di provenienza in:

rifiuti da costruzione (provenienti dalla costruzioni di edifici e/o infrastrutture civili);

rifiuti da demolizione (provenienti dalla totale o parziale demolizione di edifi­ci o infrastrutture civili);

rifiuti da costruzione e manutenzione di strade;

terreno e rocce (rifiuti provenienti da movimento terra, opere civili o di sca­vo).

 

Ma cosa sono e come sono definiti da un punto di vista normativo i rifiuti C&D in Italia?

I rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonche'é i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo” sono definiti rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, lettera b del Decreto Legislativo n° 152 del 03.04.2006. Sono considerati “rifiuti speciali” in quanto composti merceologicamente da una parte di materiale inerte, che può essere avviato a smaltimento in apposite discariche, e d a una parte di materiale pericoloso che deve essere trattato in modo diversificato in relazione alle proprie caratteristiche proprie. Si distinguono da quelli urbani (art. 184, comma 2) e dalle terre e rocce da scavo in quanto (queste ultime) non costituenti rifiuto (art. 186).

 

I rifiuti del cantiere sono fisicamente costituiti dagli “sfridi” (gli avanzi) derivanti dalle lavorazioni di materiali e componenti, dagli involucri o confezioni degli stessi, dai residui derivanti dalle demolizioni, dai residui di scavi inquinati da sostanze pericolose, dall’acqua di risulta dalle lavorazioni e dalle emissioni in atmosfera.

 

Tra le attività C&D quelle che generano il maggior flusso di rifiuti sono quelle legate alle demolizioni, con oltre il 90% di incidenza. Meno del 5% l’incidenza dei rifiuti derivanti da interventi di manutenzione, meno del 3% quella derivante dagli interventi di nuova costruzione.

Nell’ambito delle attività di demolizione oltre il 50% dei rifiuti proviene dalla cosiddetta “micro-demolizione residenziale, meno del 40% dalla cosiddetta “micro-demolizione non residenziale”, meno del 10% dalla demolizione di interi edifici.

 

Il quadro che ne deriva descrive una situazione di produzione dei rifiuti molto “diffusa” e “polverizzata”, cosa che rende complessi e difficili i controlli.

 

E per conseguenza la prassi di interramento in cantiere, o di “dispersione in ambiente” di “sfridi”, involucri e confezioni, residui e dell’acqua di risulta dalle lavorazioni è fatto noto.

Così come fatto noto, oltre che (in qualche misura) tollerato e/o accettato, è che parte dei rifiuti C&D, rifiuti classificati come speciali, vengano smaltiti come rifiuti urbani.

 

 

 

I rifiuti C&D nella EU ed in Italia.

 

Nella EU 27 un terzo dei rifiuti totali prodotti (circa 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate) proviene dal settore delle costruzioni (circa 800 milioni - dati Eurostat 2008).

 

 

 

Uno studio scientifico della World Healt Organization (WHO) pubblicato nel 2009, WHO guidelines for indoor air quality: dampness and mould 

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