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La ripedonalizzazione delle città non è un’utopia
Gli esseri umani in questi ultimi anni hanno abdicato al loro ruolo centrale nell’organizzazione delle città a tutto vantaggio dei loro mezzi di trasporto. Ora però, l’attenzione si sta concentrando di nuovo sul cittadino per invertire questa tendenza

'Vi presento il veicolo del futuro!' - Disegno di Laurent Salles
'Vi presento il veicolo del futuro!' - Disegno di Laurent Salles
Quando si cerca di fare un’analisi dei problemi sociali e sanitari nelle nostre città, negli ultimi anni si tende a mettere in evidenza una serie di problematiche ricorrenti: diminuzione delle attività sociali per adulti e bambini, diminuzione della sicurezza, aumento di malattie legate all’inquinamento e alla sedentarietà. In risposta a questi problemi, però, raramente si ha il coraggio di mettere l’accento su quella che è, in realtà, la causa principale ovvero che a partire dal secondo dopoguerra nella maggior parte delle città occidentali ci si è dimenticati che le città stesse erano state costruite per gli uomini mettendo invece al centro dell’attenzione le automobili.

Senza nulla togliere all’efficacia in moltissimi casi del mezzo automobile, quello che stupisce è come gli esseri umani abbiano abdicato al loro ruolo centrale nell’organizzazione dei loro ambienti di vita a tutto vantaggio dei loro mezzi di trasporto. Recentemente, però, l’attenzione si è di nuovo concentrata sul cittadino e molte riflessioni, nonché molte modificazioni, si sono fatte sia in Europa che negli Stati Uniti per invertire questa tendenza e rimettere al centro dei nostri centri urbani i cittadini cioè, in fin dei conti, noi stessi.

Ecco che nascono quindi nuove concezioni dello spazio urbano e che, di nuovo, l’uso di mezzi di trasporto diversi si pone al centro della riflessione scientifica e politica.

Dapprima ci si è resi conto, di fronte all’esigenza crescente di porre un limite all’inquinamento, che i mezzi di trasporto pubblici dovevano essere potenziati ed organizzati in modo da non essere più l’estrema risorsa degli ultimi ma una vera alternativa per tutti. Migliori collegamenti, mezzi più efficienti, maggiore frequenza sono diventati argomenti imprescindibili.

I mezzi pubblici, però, non possono essere una soluzione generale. Anzi una riflessione più attenta ha messo in luce la necessità di non fare più riferimento ad un solo mezzo per i propri spostamenti ma di fare affidamento ad un mix ragionato di varie modalità. Le esigenze di spostamento regolare in luoghi molto frequentati sono infatti diverse da quelle occasionali e in luoghi poco frequentati. L’esigenza di una certa autonomia rimane spesso primaria.

Era ovvio che di fronte a queste riflessioni il primo mezzo a ritrovare una sua centralità fosse la bicicletta seguita, con non molto successo, da altri mezzi quali i roller, il monopattino, il segway.

Ma dietro tutto ciò si nascondeva un’esigenza primaria, fondamentale per l’efficacia del mix di modalità di spostamento e indispensabile per affrontare gli altri problemi della vita urbana: la marcia a piedi.

Camminare è stata per secoli la modalità d’uso principale  dei nostri spazi di vita ma è stata poi letteralmente relegata ad un’utilizzazione minima ove proprio indispensabile.

La perdita della pedonalizzazione delle città ha portato ad una serie di conseguenza che sono strettamente connesse alle problematiche esposte all’inizio. L’occupazione delle strade da parte delle macchine con conseguente scomparsa dei pedoni ha portato infatti non soltanto la conseguenza più ovvia, ovvero l’inquinamento atmosferico, ma anche una riduzione della vita sociale causata dalla mancanza di spazi di condivisione e una riduzione della sicurezza, visto che la prima causa di insicurezza è proprio l’assenza di persone dagli spazi pubblici.

Spesso difesa per motivi economici, considerata la vera amica dei commercianti, l’automobile regina non è in realtà così efficace. Anzi, studi più recenti hanno dimostrato che dal punto di vista dei commerci la pedonalizzazione è decisamente vantaggiosa e che l’incremento di spazi di uso comune porta anche ad una crescita dei luoghi d’incontro e delle attività all’aria aperta.

'Pedoni/auto: il rapporto di forza si inverte!' - Disegno di Laurent Salles
'Pedoni/auto: il rapporto di forza si inverte!' - Disegno di Laurent Salles
Pedonalizzare di nuovo le città, quindi, sta diventando il tema cruciale delle città più avanzate e più attente alle esigenze dei cittadini, sia in Europa che negli Stati Uniti. Riportare le auto ad un ruolo esclusivamente funzionale legato a spostamenti specifici ridando gli spazi agli usi pedonali e di altri mezzi quali la bicicletta, è ormai al centro delle politiche urbanistiche delle componenti politiche più avanzate mentre la difesa a oltranza dell’automobile regina sta diventando la caratteristica dei gruppi più conservatori.

È importante quindi ristudiare certe componenti urbanistiche in quest’ottica, tenendo conto di alcune peculiarità proprie del camminare. Il camminare è un’idea che, nella nostra cultura, si lega al concetto di ambiente e di naturalità. Perciò è importante che nello strutturare gli spazi per i pedoni si cerchi, ove possibile, un legame con gli elementi naturali della città: fiumi, giardini etc.

Bisogna porre delle delimitazioni ben precise agli spazi destinati alle automobili, in particolare i parcheggi. Bisogna eliminare i punti di rottura perché il pedone non si trovi improvvisamente davanti ad un viale ad alta velocità e a più corsie senza possibilità di attraversare. Bisogna rendere gli spazi più polivalenti e piacevoli, tenere conto delle necessità dei pedoni nelle stagioni estreme (sole a picco in estate, vento in inverno), curare l’illuminazione secondo le loro esigenze, che sono differenti da quelle delle auto. Ma soprattutto bisogna invertire il rapporto di forza, scambiare le priorità Se finora nelle nostre città la precedenza era auto/motorini/biciclette/pedoni, bisogna arrivare esattamente all’inverso: pedoni/biciclette/motorini/automobili.

Detta così sembra una cosa strana perché l’abitudine ci porta ad accettare e fare proprie anche le cose più dannose ma basta dare un’occhiata a fotografie prese per le strade di città che, come New York, Parigi, Lione, Adelaide, Strasburgo - per citarne solo alcune - sono state in parte riconvertite alle nuove funzioni confrontandole con la situazione precedente per rendersi immediatamente conto dell’importanza del cambiamento e di come queste strade diventino di nuovo abitabili, sociali, socievoli, piacevoli, accessibili a tutti anche ai bambini e ai disabili e, soprattutto, umane.

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