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Il Fondo Verde dell’ONU
Il summit di New York sul clima ha cominciato a definire le contribuzioni degli stati al fondo verde per il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo

Green money
Il summit internazionale promosso dall’ONU, sul clima svoltosi a New York il 23 settembre scorso, non si può definire un reale successo in generale ma ha avuto il merito di rimettere l’accento sulle casse, rimaste sempre vuote, del fondo verde e sulla contribuzione da parte dei singoli paesi. In questa occasione, infatti, molti paesi sono arrivati a rendere esplicite le proprie intenzioni in termini di contribuzione a questo fondo fondamentale per sostenere i paesi in via di sviluppo rispetto al cambiamento climatico.

Secondo i dati dell’ONU i fondi promessi in occasione del summit ammonterebbero a 1.15 miliardi di dollari che, se sommati agli annunci fatti in precedenza dalla Germania che aveva promesso a priori di partecipare con la somma di un miliardo, danno un totale di 2.3 miliardi di dollari. Decisamente al di sotto dell’obiettivo ambizioso fissato al momento della costituzione del fondo tre anni fa che era di 15 miliardi di dollari in tre anni ma comunque un primo passo.

Ban Ki-moon, segretario generale dell’ONU, ha tenuto ad evidenziare ai 130 capi di stato presenti che “bisogna mantenere la promessa fatta a Copenaghen di mobilizzare 100 miliardi di dollari l’anno”.

L’obiettivo del fondo è in effetti molto ambizioso ovvero centralizzare i finanziamenti destinati alla riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo e la sua capitalizzazione è considerata un passaggio fondamentale in vista degli accordi internazionali sul riscaldamento climatico che ci si attende dal summit di Parigi di marzo 2015.

Ma quali sono i paesi che si sono impegnati a New York?  Il ruolo guida sembra averlo assunto la Francia che, stando alle dichiarazioni del presidente François Hollande, dovrebbe partecipare con una somma di 1 miliardo di dollari l’anno per i prossimi tre anni (2015-2018), anche se le fonti di tale contribuzione non sembrano ancora essere state chiaramente definite a parte il riferimento alla tassa sulle transazioni finanziarie.  “Lottare contro il riscaldamento climatico, trovare una soluzione per il clima, significa prima di tutto fare una politica per lo sviluppo, contro la povertà contro la precarietà, contro le disuguaglianze nel mondo” ha sottolineato il presidente francese in chiusura del summit.

Sulla stessa linea il premier Matteo Renzi che ha dichiarato: «Dobbiamo impegnarci tutti di più per trovare una via d’uscita   e per raggiungere un accordo globale in occasione della 21ma CoP a Parigi nel 2015: un accordo globale e vincolante, applicabile a tutte le parti, sulla base dei contributi che ciascuno di noi potrà dare, e che includa tutti gli elementi essenziali».  Perché «per combattere il cambiamento climatico quello che serve è soprattutto una forte volontà politica. Abbiamo bisogno di una decisione comune e di soluzioni condivise». A queste dichiarazioni, però, ha fatto seguito un impegno economico dell’Italia non precisamente definito. L’Italia, infatti, si è impegnata ad “una dotazione significativa” non meglio esplicitata.

Altri paesi europei hanno chiarito il loro impegno specifico come la Finlandia, che però come l’Italia è rimasta nell’indefinito, la Danimarca che ha annunciato 70 milioni di dollari portando il suo contributo dal 2010 a 350 milioni di dollari, il Lussemburgo che ha promesso 5 milioni di euro e la Repubblica Ceca che ha indicato 5.5 milioni di dollari in due anni.

Rimane assordante il silenzio di Regno Uniti e Stati Uniti che non hanno espresso alcuna dichiarazione riguardo all’ammontare della loro contribuzione.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, l’impegno rimane a carico dei singoli stati secondo le loro possibilità anche se è stato annunciato un sostegno di 3 miliardi di dollari nella lotta contro il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. 

Le prossime tappe saranno la riunione del 23-24 ottobre degli stati membri dell’Unione per accordarsi sugli obiettivi del pacchetto Energia Clima 2030 e preparare una posizione comune in vista di Parigi 2015, il COP20 a Lima, in Perù, di dicembre 2014, il summit di Parigi a marzo 2015 e la 21° edizione del COP21 sempre a Parigi a dicembre 2015.

Va ricordato che, oltre alla necessità di un impegno in questi ambiti legati alle possibilità di sopravvivenza del pianeta, l’impegno nei settori verdi rappresenta la vera evoluzione del nuovo millennio con enormi possibilità sia per il mondo della ricerca che per quello delle imprese, contribuendo così a sviluppare nuove tecnologie e nuovi posti di lavoro.

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