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I veri costi dell’inquinamento
Dopo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea, questa volta è l’OCSE a mandare un segnale chiaro circa i rischi legati all’inquinamento dell’aria e lo fa con dei dati che nella loro sinteticità appaiono ancora più inquietanti

La Tour Eiffel vista dal Trocadero durante il picco di inquinamento atmosferico di marzo 2014
La Tour Eiffel vista dal Trocadero durante il picco di inquinamento atmosferico di marzo 2014
Dopo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea, questa volta è l’OCSE a mandare un segnale chiaro circa i rischi legati all’inquinamento dell’aria e lo fa con dei dati che nella loro sinteticità appaiono ancora più inquietanti.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico segnala questa drammatica situazione attraverso il rapporto “The Cost of Air Pollution: Health Impacts of Road Transport” (Il costo dell’aria inquinata: impatti del trasporto su strada sulla salute), presentato in occasione del Summit 2014 del Forum Internazionale dei trasporti.

I dati del rapporto non possono che confermare quanto già dimostrato dalle altre indagini ovvero che non soltanto l’aria urbana inquinata è un problema reale ma anche che si tratta di un costo enorme in termini di vite umane e di denaro. Fenomeno che ormai non riguarda più soltanto i paesi occidentali ma anche India e Cina.

È perfino superfluo ricordare le numerose gravi malattie provocate dalle polveri sottili e dai gas di scarico in generale, già analizzate in precedenza in diversi articoli di questa rivista, quali il cancro, le malattie cardiache o i problemi respiratori e di allergia, soprattutto nei bambini.

Ulteriore aggravante: il principale accusato sul banco degli imputati è il diesel eppure il rapporto dimostra come gli stati, sebbene non abbiano nessun argomento per giustificarlo, continuano a garantire al diesel un trattamento fiscale privilegiato. Ben più spazio dovrebbe essere riservato dagli stati alle politiche  considerate indispensabili per ridurre il problema, come l’inasprimento delle norme sulle emissioni di CO2, l’estensione dei programmi di condivisione di auto e biciclette, la diffusione delle auto elettriche e l’aumento delle tariffe autostradali.

I dati del rapporto OCSE ci dicono che non soltanto il problema, dopo averle raggiunte, è in costante crescita in India e in Cina. Il numero annuale di morti causate dall’inquinamento atmosferico nel mondo, infatti, ha superato i 3.5 milioni di persone, con un aumento tra il 2005 e il 2010 del 4% nel mondo, del 5% in Cina e del 12% in India. In Italia, il numero di morti è passato da 36.314 del 2005 a 34.143 del 2010. Con un leggero calo, quindi, ma decisamente non sufficiente a rendere meno drammatico il problema.

Per quanto riguarda il fronte economico, invece, i costi registrati sono enormi. I costi stimati per i 34 paesi dell’OCSE sono passati dai 1.470,487 miliardi di dollari del 2005 ai 1.571,170 miliardi di dollari del 2010. Quelli della sola Cina sono passati da 741.019 milioni di dollari del 2005 a 1.246,713 miliardi di dollari del 2010. I costi per l’ Italia sono passati da 103,764 miliardi di dollari del 2005 a 102,274 miliardi di dollari. Anche in questo caso un leggero calo, ma lo si può considerare significativo?

Resta da aggiungere a quanto indicato sopra il dato relativo alla responsabilità propria del trasporto su strada che, per quanto riguarda i paesi OCSE, ammonta per il 2010 a 785,585 miliardi di dollari e per l’Italia a 51,137 miliardi di dollari.

Se la salute sembra essere un argomento non sufficiente ad attirare l’attenzione dei cittadini e dei governi, possiamo sperare che sommando ad essa anche l’economia il risultato possa migliorare.

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