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Al lavoro di buon passo…
L’uso eccessivo dell’automobile ha fatto dimenticare i benefici del camminare lasciando spazio ad una sedentarietà che può avere conseguenze sulla qualità della vita e sui rischi.

I disegni di Laurent Salles

Questi articoli dedicati ai pedoni sono illustrati dai disegni di Laurent Salles, giovane artista francese, caricaturista e disegnatore satirico per i giornali. Sono stati realizzati in tempo reale nel corso del convegno “Il pedone nel cuore della città. Restituire la città ai pedoni: perché? Come?” tenutosi a Strasburgo il 17 ottobre 2013.
www.laurentsalles.com

'I pedoni si arrabbiano!' - Disegno di Laurent Salles
'I pedoni si arrabbiano!' - Disegno di Laurent Salles
Camminare fa bene. Si è sempre detto ma forse non ci si crede troppo. In questi ultimi cinquant’anni, del resto, l’uso dell’automobile per gli spostamenti è diventato quasi ossessivo e le città sono state trasformate in luoghi sempre più a misura di auto anziché a misura d’uomo.

In molte nazioni si sta prendendo coscienza dei danni arrecati alla salute, oltre che alla vita sociale, da questa evoluzione. Una sedentarietà che può avere conseguenze sulla qualità della vita e sui rischi, specialmente quando si abbina ad attività lavorative anch’esse sedentarie o quando si applica a bambini e ragazzi.

La somma dei disturbi o delle malattie legate alle pratiche lavorative con i danni della sedentarietà può spesso rappresentare un totale piuttosto pesante.

Quanto c’è di vero in queste teorie? Chi ha più ragione? Chi vuole riportare le città a misura di pedone o chi ritiene che l’automobile sia ormai insostituibile?

Per capire meglio il problema, abbiamo rivolte alcune domande alla dottoressa Maria Renata Del Tosto, medico specialista in medicina del lavoro che si occupa di medicina d'azienda da 19 anni.

Camminare, lo si è sempre detto, fa bene. Ma forse finora non si era mai fatta veramente mente locale a quanti danni possa arrecare alla salute la mancanza di movimento, specie in rapporto all’allungamento dell’aspettativa di vita. Vivere più a lungo non serve se non si vive bene. Per essere più precisi, quali sono i vantaggi che si ricavano dal camminare ogni giorno, quanto tempo bisogna dedicargli e quali sono, invece, i rischi che si corrono non facendolo?

Che la vita sedentaria non faciliti una vita più sana e più duratura è ormai cosa nota. Analizzando cosa può fare una regolare attività fisica moderata, come ad esempio camminare, possiamo capire perché:

1)    Camminare migliora il tono muscolare, grazie all’impegno simultaneo e regolare di più gruppi di muscoli.
2)    Camminare migliora la compattezza ossea, fatto di per sé importantissimo in particolare per le donne in età menopausale.
3)    Essendo un’attività lenta e costante non sottopone il cuore a sforzi rapidi e bruschi, anzi concede tutto il tempo al nostro muscolo più importante di abituarsi allo sforzo. Con il tempo diminuisce la frequenza cardiaca e aumenta la robustezza delle pareti ventricolari, rendendo il cuore più resistente alle sollecitazioni.
4)    Favorisce la circolazione venosa negli arti venosi, aumentando il cosiddetto “ritorno venoso”, evitando il ristagno del sangue negli arti inferiori e diminuendo la pressione arteriosa.
5)    Aiuta a bruciare grassi, il che è un ulteriore aiuto al cuore (diminuzione dei livelli di colesterolo) oltre che alla linea…
6)    Migliora la capacità polmonare, quindi l’ossigenazione di tutti i tessuti compreso quello cardiaco.

In poche parole, appare chiaro che camminare diminuisce il rischio di infarto (riduzione della pressione arteriosa, del colesterolo e del peso corporeo, aumento dell’ossigenazione e della “forza” delle pareti, miglioramento della circolazione), e di osteoporosi, oltre a mantenere “in forma”.

L’attività lavorativa, oggi, impone sempre più al fisico delle posizioni non del tutto adeguate nonché una considerevole sedentarietà. La pedonalizzazione delle città, e per conseguenza l’”obbligo”, tra virgolette, di camminare ogni giorno potrebbe in qualche modo aiutare a ridurre i problemi di salute sul lavoro? E in quali termini? 

Abbiamo già esposto gli effetti benefici del camminare sul tono muscolare e sulla compattezza ossea: ciò contrasta l’effetto negativo del lavoro in postura incongrua prolungata. Inoltre l’attività fisica costante rende i muscoli più “sciolti”, quindi camminare sia prima sia dopo il lavoro aiuta ad attenuare l’effetto delle posizioni scorrette su muscoli e articolazioni. Prendiamo il caso dell’impiegato che arriva in macchina a pochi metri dal posto di lavoro: passa da una postura fissa (auto) ad un’altra (postazione di lavoro al PC) che manterrà per diverse ore. Magari se è sensibile al problema approfitterà per fare un po’di stretching per il collo e quando potrà si alzerà a sgranchirsi le gambe: questo però non è sufficiente a contrastare l’effetto del lavoro “in postura” sui muscoli e sulle articolazioni(irrigidimento in atteggiamenti innaturali, ipotonia da “non uso”) . Un aiuto molto più efficace può arrivare dal camminare qualche minuto a passo regolare sia prima sia dopo l’orario di lavoro, come accadrebbe se il lavoratore in questione dovesse recarsi a prendere la sua auto o un mezzo pubblico a pochi chilometri di distanza. 

Una delle voci più gravi relative agli incidenti sul lavoro, riguarda il trasferimento in auto da casa al posto di lavoro. Una maggiore pedonalizzazione delle città e una più vasta diffusione dell’uso della bicicletta potrebbero essere considerati come dei fattori di riduzione del rischio? 

Sicuramente meno auto/motoveicoli si trovano in circolazione meno incidenti si verificano, visto che il più alto tasso di incidenti stradali si verifica in tratti stradali ad alto volume di traffico. In questo senso la pedonalizzazione delle città, lasciando la possibilità di circolare alle biciclette, può essere d’aiuto. Diverso, come è facile immaginare, usare la bicicletta in aree con traffico autoveicolare non limitato… 

Alcuni sostengono che la mancanza di attività quotidiana, come il camminare o il pedalare in bicicletta, nell’infanzia e nell’adolescenza, a prescindere dall’eventuale attività sportiva svolta una o due volte a settimana, possa poi avere delle conseguenze nell’età adulta rendendo la persona più fragile ed aprendo la strada a varie patologie. Specialmente in considerazione del fatto che i ragazzi oggi non giocano più a lungo in strada come facevano un tempo. È un’affermazione che ha un fondo di verità oppure l’attività bisettimanale in palestra o in piscina si può considerare ampiamente sufficiente? 

Secondo l’OMS i ragazzi in età compresa tra 5 e 17 anni dovrebbero effettuare almeno 60’ al giorno di attività fisica, per la maggior parte aerobica (o di resistenza, quindi protratta in un tempo di 20 minuti), come appunto camminare o pedalare. La mancanza di attività fisica aumenta il rischio sia di ridotta forza muscolare, quindi di crescita disarmonica, sia di sovrappeso e obesità, con conseguenze a lungo termine (aumento di insorgenza di diabete e malattie cardiovascolari in giovane età, con aumento del rischio di morte entro i 55 anni). Il solo camminare o pedalare per 30 minuti al giorno, costantemente, nel periodo dell’età evolutiva, secondo alcuni studi sembra dimezzare il rischio di insorgenza di infarto miocardico in età adulta.  Affiancare un’attività sportiva più “strutturata” è sicuramente una buona cosa per tanti motivi (divertimento, educazione alla disciplina sportiva e allo spirito di squadra), ma non sostituisce l’attività regolare all’aperto. 

'Camminare in città' - Disegno di Laurent Salles
'Camminare in città' - Disegno di Laurent Salles
In Francia si sta pensando di permettere ai medici di prescrivere dell’attività fisica, incluso il camminare quotidiano, nello stesso modo in cui si prescrivono i farmaci. Tali prescrizioni comporterebbero poi delle agevolazioni economiche da parte dello stato per lo svolgimento dell’attività fisica prescritta, il tutto in nome della prevenzione. In Italia esistono leggi analoghe o direttive che vadano in questa direzione?
 

Non mi risulta. I medici di base italiani stanno iniziando ora a consigliare l’attività fisica a persone con livelli borderline di pressione arteriosa, accanto alla prescrizione di un’alimentazione equilibrata e povera di sodio e, ove necessario, di un calo ponderale, prima di iniziare una terapia farmacologica che poi sarà mantenuta a vita. Ritardare l’inizio della terapia farmacologica ha sicuramente effetti positivi sulla salute del paziente (i farmaci hanno sempre effetti collaterali…), e anche sull’economia nazionale, visto che il costo delle terapie antiipertensive è sostenuto interamente dal SSN italiano. Però, ripeto, non mi risulta che ci siano agevolazioni economiche in tal senso. 

Uno degli argomenti che viene sempre portato contro il camminare in città (così come contro l’uso della bicicletta) è che il tasso di inquinamento dell’aria che si respira per strada è tale da rendere negativa l’attività svolta. Eppure all’interno delle case e delle auto il livello di inquinamento è altrettanto alto se non di più, data la concentrazione dell’aria. È quindi ugualmente consigliabile camminare in città? Ed un’eventuale pedonalizzazione delle stesse, che è la direzione presa da molte città nel nord Europa, sarebbe auspicabile per un miglioramento in questo senso? 

Sicuramente camminare in aree scarsamente o minimamente trafficate è più salutare che farlo in aree a elevata densità di traffico. Tuttavia l’affermazione che camminare (fare jogging, pedalare) in città espone all’inquinamento più di stare in casa o in auto è errata: gli abitacoli delle auto, così come le mura degli edifici, non costituiscono un’efficace barriera contro fumi e particolato atmosferico. Semmai il pericolo per camminatori, corridori e ciclisti cittadini nasce dalla possibilità di venire investiti da auto e motoveicoli! La pedonalizzazione delle aree cittadine renderebbe certamente più sicuro muoversi senza auto, riducendo sia la concentrazione di inquinanti nell’aria sia la probabilità di incidenti. 

Per concludere fornendo un consiglio pratico: il Ministero della Salute francese, nel suo sito informativo www.mangerbouger.fr, indica come consigliabile un’attività di almeno 30 minuti di marcia a ritmo sostenuto quotidiana, estesa ad un’ora per bambini ed adolescenti. Possiamo considerarlo un consiglio valido e suggerirlo anche a tutti i lettori? 

Il ministero della salute francese recepisce le direttive OMS di cui ho già parlato precedentemente, e fa bene. In realtà però le direttive non parlano necessariamente di marcia a ritmo sostenuto, ma di attività aerobica, che comprende la marcia, la semplice camminata a ritmo regolare, pedalare in bicicletta, saltare la corda, nuotare. Ognuno di noi dovrebbe farlo, se non proprio per 30 minuti anche per 20, con intensità proporzionata alle condizioni fisiche individuali. Facile, economico, piacevole!

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